Venerdì, 29 Maggio 2020 15:20

Per un’Europa capace di agire nel mondo

In questo tempo c’è una diffusa consapevolezza che l’umanità si trovi di fronte a scelte molto difficili. L’iniqua distribuzione delle risorse e del potere nel mondo, i grandi flussi migratori che ne derivano, la crisi ambientale, la rivoluzione digitale, i contrasti tra le grandi potenze e, ora, le pandemie connesse anche al degrado del rapporto umanità-natura-territorio sono segni di un cambiamento d’epoca.

Quale sicurezza?
Più che a questioni economiche in senso stretto, oggi il mondo si trova di fronte a problemi che riguardano la sicurezza. Prima il cambiamento climatico, poi la pandemia da coronavirus mettono l’umanità, prima ancora che gli Stati, di fronte al problema di come adattarsi per sopravvivere nelle forme politiche e sociali che ha costruito nel tempo. Non era mai successo nella storia che conosciamo.
L’umanità del terzo millennio è attrezzata per fronteggiare le sfide che mettono a repentaglio il clima, la salute e, di conseguenza, il modello di sviluppo economico-sociale costruito negli ultimi due secoli? In altri termini, l’umanità ha sviluppato la capacità di agire globalmente?
La risposta è: non ancora.

Competizione e conflitti…
Il mondo si va configurando attorno a potenze continentali: Usa, Cina, Russia, e in prospettiva, anche India e altre. Dopo settant’anni di processo di unificazione europea è emersa una struttura statuale, sia pur incompleta: l’Unione Europea, infatti, ha caratteristiche sia federali – nelle aree di competenza in cui i suoi organi decidono a maggioranza – sia confederali, dove si decide all’unanimità (essenzialmente, fiscalità e sicurezza).
Siamo in presenza di un sistema mondiale di Stati che, per sua natura, tenderà a oscillare tra “equilibrio ed egemonia”: a turno, qualche attore cercherà di assicurarsi un forte vantaggio competitivo rispetto agli altri, per esempio sul digitale e sullo spazio. Basato sulla sovranità assoluta degli Stati, questo sistema finirebbe per riproporre dinamiche politiche simili a quelle del vecchio sistema europeo degli Stati, che nel secolo scorso ha causato due guerre mondiali.

… o solidarietà globale?
Non è questo il “sistema” che possa affrontare le sfide della globalizzazione, che siano climatiche, economiche, sociali o che riguardino la salute dell’umanità.
È necessario riproporre l’alternativa e la sostanza dell’intuizione del Manifesto di Ventotene – la divisione produce la guerra mentre l’unità politica favorisce le soluzioni comuni e la pace – e l’invito a costruire le prime istituzioni sovranazionali globali: sull’ambiente, sul commercio internazionale, sulla moneta, sul digitale, sulla salute.

L’Unione Europea pagherebbe a caro prezzo una competizione tra gli Stati. Ha invece interesse ad aree di vicinato stabilizzate politicamente e capaci di sviluppo economico e civile. Ha altresì interesse a un rilancio del multilateralismo nel commercio internazionale, con regole improntate alla sostenibilità ambientale e a uno standard elevato di diritti civili, sociali ed economici, se non altro per non pagare il prezzo del “dumping sociale” e della concorrenza sleale. Ha inoltre interesse che si affermino strutture sovranazionali globali sul terreno della moneta e del commercio internazionale, per estendere il modello di cooperazione tra Stati che è alla base della sua stessa origine. Ha interesse ad affermare regole e istituzioni globali nella lotta all’emergenza climatica, con un’Agenzia mondiale per l’Ambiente per la transizione verso un’economia sostenibile.

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Last modified on Venerdì, 29 Maggio 2020 15:29

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