Lunedì, 22 Giugno 2020 06:24

Umani come noi

Nella Giornata mondiale del Rifugiato, che si è celebrata sabato, l’Unhcr ha diffuso una serie di dati che contano, nel 2019, il numero di profughi più alto mai registrato.

Sono 79,5 milioni le persone che nel 2019 sono stati identificati come rifugiati.
Persone appunto. Bambini e bambine. Donne e uomini come noi.

Sì, anche bambine e bambini, perché circa il 40% di loro hanno meno di 18 anni e decine di migliaia sono non accompagnati.

Nella Giornata mondiale del Rifugiato, che si è celebrata sabato, l’Unhcr ha diffuso una serie di dati che contano, nel 2019, il numero di profughi più alto mai registrato.

I migranti forzati erano 70,8 milioni nel 2018, 68,5 nel 2017, 65.6 milioni nel 2016, 65,3 nel 2015 e 59.5 milioni nel 2014, circa 41 milioni nel 2010. In dieci anni dunque il loro numero totale è quasi raddoppiato.

Forse uno specchio di una pace che non c’è, di un conflitto mondiale costante che costringe le persone a chiedere protezione internazionale?

Il rapporto annuale Global Trends dell’Unhcr per il 2019 (reso noto il 18 giugno in vista della Giornata mondiale del Rifugiato del 20 giugno 2020) come sempre «traccia» le migrazioni forzate nel mondo basandosi su dati forniti dai governi, dalle agenzie partner incluso l’Internal Displacement Monitoring Centre (Idmc), e dai rapporti dell’organizzazione stessa.

Me se è vero che 1 persona su 6 nel mondo sta fuggendo - e più di due terzi scappano da soli 5 Paesi: Siria, Venezuela, Afghanistan, Sud Sudan, Myanmar (ex Birmania) - è anche vero che, in rapporto alle rispettive popolazioni nazionali, i Paesi che hanno accolto di più sono l’Isola di Aruba (1 persona su 6), Libano, Curacao, Giordania e Turchia (1 su 23)!

Questi dati ci fanno pensare a un quadro drammatico del quale non vi è adeguata percezione pubblica e sociale. Eppure da fine 2018 sarebbero in vigore i due Global Compact dell’Onu sia sui rifugiati (accanto alla Convenzione) che per migrazioni sicure e responsabili (senza conseguenze vincolanti per gli Stati). L’attuazione convinta e diffusa dei patti globali garantirebbe a livello di principio reciprocità di diritti e doveri per emigrazioni e immigrazioni. Ben altra cosa dai due decreti “insicurezza” adottati in Italia.

Ma è tutto qui? Probabilmente no. Probabilmente vi sono altri migranti forzati non contemplati da queste statistiche. Sia nel passato che nel presente, sia internazionali che interni, sia nei paesi di maggiore emigrazione più libera che nei paesi di maggiore immigrazione poco libera.
Né possiamo sperare che la pandemia abbia frenato queste migrazioni, perché sono diminuite le possibilità di spostamento, ma non sono diminuiti i disastri ambientali e climatici, né le guerre e i conflitti armati. Purtroppo su quei fenomeni il virus non agisce. Agisce però sulla mancata percezione pubblica e sociale dei rifugiati.

Per questo è importante diffondere le richieste di pace che arrivano da questi popoli. Come la richiesta di pace dei profughi siriani che è diventato un video diffuso in tutto il mondo il 20 giugno. Un video che condividiamo confidando nel fatto che la forza di una proposta nata tra le vittime della guerra possa essere nella solidarietà dell’opinione pubblica.

E confidando nel fatto che i rifugiati rappresentino un forte richiamo alla nostra consapevolezza civile e umana. Perché nessun umano, come noi, dovrebbe vivere il dramma di chi è costretto a fuggire da casa propria, terribile sempre, ancor più ora.

Last modified on Lunedì, 22 Giugno 2020 06:33

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