Domenica, 26 Maggio 2019 09:00

La “leonessa” che amò la Terra

La storia di una donna che ha vissuto con determinazione e coraggio: da qui il soprannome di “leonessa”.

Wangari Maathai nasce in Kenya da una famiglia contadina non lontano dal monte che dona il nome al Paese, e pioggia e stupore alla gente che ne abita le pendici: l’etnia kikuyu. Anno 1940: nel villaggio di Wangari le bambine non vanno a scuola, ma lei è un’eccezione. Con il fratello inizia la scuola primaria a Ihithe e la completa nella missione cattolica di Nyeri. Brillante e volitiva, ottiene ottimi risultati e viene ammessa al liceo Nostra Signora di Loreto a Limuru.

Cresce fra le suore di Mary Ward, donne attente alla dimensione sociale della fede, e diventa cattolica. Grazie a una borsa di studio, continua gli studi negli Usa, e nel 1966 si laurea in biologia all’Università di Pittsburgh, dove si confronta per la prima volta con gruppi ambientalisti.
Negli anni Settanta è la prima donna kenyota a conseguire il dottorato e divenire docente all’Università di Nairobi. Moglie di Mwangi Mathai e madre di Waweru, Wanjira e Muta, dedica tempo anche alla difesa dei diritti delle donne e della natura: nel 1977 partecipa alla prima conferenza Onu Habitat e in occasione della Giornata internazionale dell’ambiente, insieme al Consiglio delle donne del Kenya, fonda il Green Belt Movement (Gbm). Nelle zone rurali le donne si lamentavano per la crescente mancanza di legna, di cibo e di acqua, e Wangari le incoraggia ad assumersi la responsabilità di rigenerare i propri territori. Con le comunità locali, Gbm pianta oltre 51 milioni di alberi per arginare il degrado delle terre causato dal disboscamento selvaggio. Ma Wangari intende arginare anche la corruzione che dilaga. Dal 1978 al 2002 guida la protesta delle donne a difesa della foresta Karura e del grande Uhuru Park di Nairobi, fatti oggetto di lottizzazione: la repressione del governo è violenta e più volte lei finisce in carcere. Nel 1979 il marito la ripudia perché «testarda e ingovernabile» e le ingiunge di non usare più il suo cognome; così lei diventa Maathai.

Affronta le avversità con determinazione e coraggio: da qui il soprannome di “leonessa”. La sua ostinata dedizione alla Terra ispira molteplici iniziative di rigenerazione ambientale. Nel 1985, al lato della 3a Conferenza Onu delle donne, nasce la Rete panafricana Green Belt, volta ad arginare la desertificazione e la fame attraverso la creazione di una cintura verde in quindici Paesi a sud del Sahara.
Nel 2004 Wangari Maathai viene insignita del Premio Nobel per la Pace: ancora una volta è la prima donna africana. Un tumore le toglie la vita il 25 settembre 2011; e lei torna alla Terra.

Last modified on Domenica, 26 Maggio 2019 22:05

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