Diaconato femminile: con la storia  a nostro favore Giancarla Codrignani - giornalista
Mercoledì, 28 Dicembre 2016 17:09

Diaconato femminile: con la storia a nostro favore

Un percorso lungo e lento, 
quello della Chiesa riguardo 
al riconoscimento del ruolo 
delle donne al suo interno. 
Un percorso necessario. Difficile fare previsioni su dove porterà 
la Commissione di studio. 
Intanto si raccolgono le idee

Anche i Papi sono uomini e quando fanno “regali alle donne” non pensano “pensieri di genere”.

Il più bravo fu Giovanni XXIII: aveva capito il problema e indicava come “segno” l’ingresso della donna nella vita pubblica, la coscienza della sua dignità sempre più chiara e operante, la volontà di essere considerata come persona, tanto nell’ambito della vita domestica che in quello della vita pubblica.
Paolo VI chiuse il Concilio con un celebre “messaggio alle donne”, a riconoscimento della loro totale uguaglianza, mantenuta tuttavia nei limiti del ruolo tradizionale, senza menzioni di libertà e diritti.
Giovanni Paolo II pronunciò parole entusiasmanti per il “genio femminile” e la specifica competenza della pace, ma anche lui indirizzò tali virtù alla famiglia, non alla politica, tanto meno al magistero e alla pastoralità nella Chiesa; al contrario, pronunciò il famoso “mai” al sacerdozio, riconfermato da Ratzinger.

Anche papa Francesco ha ripreso la citazione di quell’interdetto. Ma è stato autore di un dono finora impensato: Resurrectionis dominicae primam testem et evangelistam, Sanctam Mariam Magdalenam, semper Ecclesia sive Occidentalis sive Orientalis, summa cum reverentia consideravit, etsi diversimode coluit… Su suo suggerimento, la Congregazione per il Culto divino ha equiparato la festa dedicata a Maria di Magdala alla liturgia degli altri apostoli: «La prima testimone della Resurrezione del Signore ed evangelizzatrice», definita da san Tommaso Apostolorum Apostola, è entrata definitivamente nel novero degli apostoli e la sua messa avrà Gloria e Prefazio propri.
Un risarcimento alla discepola presentata sempre come prostituta o penitente, che il cardinal Ravasi ha riconosciuto “calunniata”.
Ma anche una valorizzazione della donna nella Chiesa, più importante di qualunque accesso gerarchico: il “dono” del Papa va alla dignità e all’esemplarità autonoma delle donne.

Porta stretta

Tuttavia la novità nel 2016 più sottolineata dai media è l’istituzione di una Commissione per lo studio del diaconato femminile.
Papa Francesco è convinto che «la Chiesa ha bisogno che le donne entrino nel processo decisionale». Ha precisato che «questo crescente ruolo delle donne nella Chiesa» è «corresponsabilità nel diritto di tutti i battezzati maschi e femmine»: non può essere “femminismo”.

Sopravvive ancora nella Curia qualche sospetto sull’autorità femminile e anche per il diaconato sarà necessario lo studio e il coinvolgimento delle donne laiche e consacrate. Previsioni? Non facili.
Una teologa, Anna Carfora, si diceva pessimista: il diaconato è il primo grado dell’Ordine e costituisce “un blocco” per dire No ad altri gradi del sacramento. La Commissione farà il suo lavoro. Le donne sanno che la storia sta lavorando a loro favore e non hanno fretta: sostengono la parità ma temono che, come nella vita sociale e politica, le concessioni “di potere” comportino omologazione.

Continua ...

Last modified on Venerdì, 17 Febbraio 2017 15:52

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