Non si può normalizzare Incontro del Papa con la popolazione a Puerto Maldonado Vatican News
Sabato, 20 Gennaio 2018 14:02

Non si può normalizzare

Alla conclusione del viaggio di papa Francesco in Perù e nelle terre dell’Amazzonia, la riflessione su un discorso pronunciato a quei popoli, ma guardando negli occhi tutto il mondo.

Un grido che è partito dal centro dell’Amazzonia ed è arrivato nitido fino a noi. In qualsiasi parte del mondo fossimo, quelle parole ci sono arrivate chiare e forti, hanno oltrepassato la foresta, scosso le terre e i mari. È stata una richiesta forte, premurosa e austera quella di papa Francesco al popolo peruviano.

Un discorso rivolto solo al popolo peruviano, o forse al tutto il mondo, quello che implora a “non normalizzare” a non naturalizzare la violenza sostenendo una cultura maschilista che non accetta il ruolo di protagonista della donna nelle comunità.

Una richiesta che è impegno e coraggio allo stesso tempo, da parte di tutte e tutti, quella di non guardare dall'altra parte e lasciare che tante donne, specialmente adolescenti, siano calpestate nella loro dignità. «Fa male constatare come in questa terra, che sta sotto la protezione della Madre di Dio, tante donne sono così svalutate, disprezzate ed esposte a violenze senza fine. Non si può “normalizzare” la violenza verso le donne, prenderla come una cosa naturale: no, non si può “normalizzare” la violenza contro le donne».

E torna a parlare di cultura dello scarto, che «è avanzata mettendo a tacere, ignorando e rigettando tutto ciò che non serve ai nostri interessi», compresi bambini e anziani. È una cultura anonima, senza legami, senza volti. Una cultura senza madre, che non vuole altro che consumare.

La terra viene trattata secondo questa logica. Le foreste, i fiumi e i torrenti vengono usati, utilizzati fino all’ultima risorsa e poi lasciati inutilizzati e inservibili.

Le persone vengono trattate con questa logica: usate fino allo sfinimento e poi abbandonate come “inservibili”.

Da lì, dal Paese dove questa ferita è sentita e allo stesso tempo taciuta, nello Stato dove nel concorso di bellezza più famoso, le donne sono concorrenti e vittime, e denunciano mettendoci la faccia, sfilando tra gli infiniti titoli di giornale che raccontano di violenze, e danno i numeri. Non quelli di petto, vita, fianchi, bensì i numeri della morte per mano dell’uomo sulle donne. E sulle bambine.

Last modified on Sabato, 20 Gennaio 2018 14:11

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