Mercoledì, 29 Aprile 2020 19:02

Efficienza energetica: l’asso nella manica

Ridurre il fabbisogno di energia risulta essenziale per raggiungere la neutralità climatica, ovvero azzerare le emissioni nette di gas climalteranti, entro il 2050. E in Europa dobbiamo ridurne i consumi del 50%, soprattutto attraverso una coraggiosa decarbonizzazione

Risparmio ed efficienza energetica sono concetti simili ma non uguali, nel senso che un sistema efficiente arriva a produrre di più con meno energia, ma non necessariamente a ridurne il fabbisogno. Grazie alla ricerca e all’innovazione tecnologica, a parità di beni prodotti è possibile ridurre il consumo di risorse e di energia. Ne sono un esempio gli elettrodomestici, che peraltro oggi consumano molto meno elettricità che in passato. Ma noi dobbiamo ridurre il consumo di energia in senso assoluto.

Tre ambiti prioritari
A livello europeo, il dibattito sull’efficienza energetica (Ee) si articola principalmente in tre settori:
gli edifici, che generano il 40% delle emissioni e dove, in ambiente urbano, trascorriamo il 90% del nostro tempo. Oggi abbiamo a disposizioni tecnologie che realizzano “case passive”, ovvero che non abbisognano di climatizzazione. Grazie a materiali isolanti innovativi, la necessità di riscaldarle in inverno e raffreddarle in estate è ridotta al minimo. Ma la loro diffusione è ridotta: bisogna incoraggiare al più presto, con regole e incentivi, la riconversione energetica del nostro parco immobiliare;
la produzione di beni, che provvede manufatti essenziali alla nostra esistenza: cibo, vestiario, utensili, tecnologia, e molto altro. Negli anni, la quantità di materie prime ed energia necessarie per realizzare un singolo prodotto è notevolmente diminuita, ma, crescendo la domanda di beni, il consumo complessivo di energia e materie prime non è diminuito;
la mobilità, che negli ultimi decenni ha aumentato di circa il 30% le proprie emissioni climalteranti. Lo sforzo per conseguire la neutralità climatica è orientato a rinnovare il parco macchine con auto ibride o elettriche, ma ancor più a modificare le nostre abitudini, incentivando il ricorso ai mezzi pubblici, bus e treni. Una delle sfide più complicate sarà intervenire nel settore dell’aviazione e della navigazione, che per ora non hanno alcun obbligo specifico in tema di riduzione di emissioni. Si tratta anche di costruire o ristrutturare le città rendendole a misura di spostamenti a piedi e in bicicletta. La costruzione di torri e grattacieli è un’opzione che può essere interessante nell’ambito di una adeguata pianificazione urbana, ma non è applicabile sistematicamente, soprattutto nei centri urbani europei con notevole valore storico e culturale.

Normative che tracciano la via
Il progresso tecnologico è di grande importanza ma deve procedere di pari passo con il cambiamento di mentalità. In effetti, l’Ee mira a ridurre il fabbisogno energetico alla radice, ben oltre il risparmio individuale garantito da buone pratiche personali, quali spegnere le luci non necessarie o abbassare il riscaldamento.
È possibile ridurre il consumo di energia inquinante limitando i consumi e abbandonando le fonti fossili, ma le buone pratiche si diffondono se incentivate da normative apposite: l’ecodesign, per esempio, ha cambiato il modo di produrre elettrodomestici grazie a precise normative Ue. Le regole sugli edifici di due importanti direttive europee (Epbd) hanno rafforzato gli standard energetici per i nuovi fabbricati: tutti dovranno essere prossimi a “zero emissioni” dal 2022. Le innovazioni non mancano, ma non possono diffondersi senza il sostegno della politica.

Esempi da imitare
L’Ue registra interessanti pratiche di efficienza energetica. Negli ultimi 40 anni, negli edifici danesi il consumo di energia per metro quadrato è stato ridotto del 45%. Nordhavn, un distretto di Copenaghen, è un laboratorio energetico per una città a “emissioni zero”. Altre pratiche innovative sono elencate in una recente pubblicazione della European Union Alliance to Save Energy (Euase): dall’isolamento di edifici domestici, che abbattono i costi di riscaldamento del 46%, all’uso di CO2 per refrigerare gli scaffali di un supermercato, alla ristrutturazione di edifici scolastici con finestre molto ampie e isolanti, che aumentano l’illuminazione naturale. In Trentino, Casaclima costruisce case passive con ottimi risultati. Anche l’industria siderurgica ha migliorato grandemente la propria efficienza produttiva: in provincia di Brescia la ditta Feralpi, che produce acciaio da metalli riciclati, ne costituisce un valido esempio. In relazione alla mobilità, l’ultimo rapporto MobilitAria propone interessanti evoluzioni.

Investimenti critici…
Il parametro economico per valutare l’impatto degli investimenti sostenibili non può essere più il Prodotto interno lordo (Pil). L’Ue ha di recente raggiunto un accordo importante sulla definizione di un sistema di classificazione che fornisca alle imprese e agli investitori criteri comuni per individuare le attività economiche che possono essere considerate ecosostenibili. Queste norme non sono perfette né prive di contraddizioni, ma rappresentano uno sforzo importante per facilitare il reperimento di risorse per finanziare la transizione energetica. Ancora oggi esiste un enorme squilibrio fra i sussidi pubblici ai fossili e quelli alle attività “verdi”.

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Last modified on Mercoledì, 29 Aprile 2020 19:07

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