Sabato, 03 Agosto 2019 10:13

Occhio alle giovani

Recentemente l’Autorità garante per l’infanzia e l’adolescenza (Agia) ha svolto uno studio sulla condizione delle nuove generazioni di immigrati in Italia. Per stessa ammissione di chi ha svolto la ricerca, non si tratta di un lavoro scientificamente rigoroso, propone comunque delle piste di riflessione su alcune questioni relative al benessere dei giovani e delle giovani di origine immigrata.

L’approfondimento è stato soprattutto di tipo qualitativo e svolto in particolare tramite focus group ed altri strumenti.

Minori stranieri
A inizio 2018, i minori con genitori stranieri erano poco più di un milione (1.041.177). Inoltre, tra il 1993 e il 2014 sono nati da genitori stranieri quasi 971.000 bambini. Va segnalato però che il numero di bambini stranieri nati in Italia è in calo da qualche anno e nel 2017 sono stati poco meno di 68.000.
Di seguito vediamo due aspetti di particolare interesse affrontati nello studio dell’Agia: l’orientamento scolastico per la scelta dell’indirizzo di studi e la condizione femminile.

La formazione
La scuola è il contesto che più fortemente è stato interessato dal fenomeno delle “seconde generazioni” negli ultimi decenni. Secondo dati Miur, nell’anno scolastico 2017-18 frequentavano le scuole in Italia 818.421 studenti con cittadinanza non italiana (cni), il 9,7% del totale.
Un aspetto strategico è sicuramente quello dell’orientamento alla fine della secondaria di primo grado rispetto ai percorsi scolastici e formativi successivi.
Citando dallo studio, «le seconde generazioni di origine immigrata, indipendentemente da competenze, desideri, aspirazioni, vengono orientate dalla scuola verso percorsi formativi di tipo professionale e, molto spesso, non sono consapevoli delle varie opportunità esistenti. Spesso le scuole non hanno programmi sistematici per l’orientamento formativo, […] e percorsi che valorizzino i ragazzi in base alle loro reali attitudini e capacità. Questo tipo di difficoltà non riguarda solo le seconde generazioni, ma per esse si acuisce a causa della non completa conoscenza del sistema formativo italiano, della posizione di fragilità di molte famiglie migranti e, talvolta, per mancanza di autostima dei ragazzi stessi, che si adeguano a una immagine di sé costruita “al ribasso”».

Potenzialità sprecate
I dati del Miur confermano questo divario: gli studenti con cittadinanza non italiana nei licei sono 54.337 su 1.289.865 liceali, il 4,2% del totale. Negli istituti tecnici sono 71.160 su 820.047 (8,6%) e negli istituti professionali sono 64.112 su 512.633 (12,5%).
In sintesi, gli alunni con cittadinanza non italiana scelgono meno spesso i licei e i percorsi formativi che offrono maggiori opportunità di mobilità sociale e, a prescindere dalle caratteristiche e dai talenti individuali, scelgono più spesso gli istituti professionali. Parte di queste differenze si possono attribuire anche al fatto che gli studenti “cni” provengono più spesso da famiglie in condizioni di difficoltà, che hanno bisogno di percorsi immediatamente spendibili nel mondo del lavoro, ma è innegabile che queste dinamiche costituiscono uno spreco di potenzialità.

Le giovani
In un’ottica di genere, il documento offre un interessante approfondimento sul tema della condizione femminile nelle nuove generazioni. Sulle donne, e nello specifico sulle adolescenti, pesano potenzialmente visioni culturali e aspettative della famiglia che possono, a un estremo, tendere a relegarle a un ruolo esclusivo di cura e dedizione ai congiunti o, all’estremo opposto, ad attendersi un ruolo di completa emancipazione e autonomia.
Le aspettative dei genitori dipendono naturalmente dal contesto di partenza, dal numero di anni di presenza in Italia e da diversi altri fattori: va tenuto conto in particolare che le culture e le identità non sono concetti statici, ma in continuo mutamento per tutte le persone. La migrazione genera processi specifici di cambiamento delle identità e dei valori delle persone, soprattutto tra i migranti ma anche nella popolazione stanziale.

Ragazze penalizzate
Gli adolescenti di “seconda generazione” attraversano una doppia transizione culturale, sia anagrafica, legata allo specifico periodo della vita, sia migratoria.
Dallo studio emergono i seguenti elementi distintivi:
• le ragazze di origini straniere scontano di più, rispetto ai maschi, la divergenza tra aspettative di genitori e figli;
• a seconda del modello familiare di riferimento, le ragazze possono avere come dovere prevalente la cura della casa e l’accudimento di eventuali fratelli minori, con conseguenze sul tempo libero e su quello dedicato allo studio;
• le femmine ricevono un trattamento diverso dai maschi quanto alla concessione di spazi di autonomia personale e decisionale da parte dei genitori;
• ove presente, la matrice tradizionalista delle famiglie emerge in maniera più forte in relazione alle figlie, in particolare per quanto riguarda la disapprovazione dell’adozione di stili di vita “occidentali” e di relazioni affettive con persone non appartenenti alla comunità di provenienza;
• «Le figlie sono considerate le più esposte al rischio di trasgredire le norme dell’educazione ricevuta in famiglia e sono le principali destinatarie di atteggiamenti ritorsivi e violenti»;*
• prevale una scarsa cultura della contraccezione, che emerge anche dalla maggiore frequenza delle interruzioni volontarie di gravidanza;
• per lo stress specifico cui sono sottoposte, le ragazze di origine straniera rappresentano la componente prevalente di “madri adolescenti” sul territorio;
• le ragazze rappresentano un gruppo ad alto rischio di esposizione a problematiche di salute fisica e mentale.

È però necessario non etnicizzare eccessivamente le pratiche di maggior controllo sulle femmine che possono aver luogo all’interno delle famiglie immigrate. Anche le famiglie autoctone in molti casi attivano, talvolta inconsapevolmente, pratiche educative differenziate per maschi e femmine che puntano a un maggior controllo sulle femmine.

Continua...

Last modified on Sabato, 03 Agosto 2019 10:18

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