Martedì, 19 Febbraio 2019 20:11

Messico: presenza contagiosa

Capita, seppur di rado, che una risposta anticipi la domanda. Così è stato in Messico per le missionarie comboniane: non avevano ancora messo piede nel Paese che già avevano ottenuto una risposta da alcune giovani donne messicane: volevano essere comboniane. Una storia un po’ anomala ma molto feconda

Tutto inizia con l’appello che papa Pio XII rivolge agli Istituti missionari che ancora non erano presenti in America Latina: era il 1945.
All’inizio del 1948 i missionari comboniani arrivano in Messico, a Tijuana, Bassa California.
Le giovani interessate alla vita religiosa missionaria vengono indirizzate inizialmente ad altre congregazioni, mentre i comboniani sollecitano le comboniane a iniziare una presenza nel Paese.

Le prime sei giovani messicane che chiedono di diventare missionarie comboniane iniziano il percorso formativo in Italia e negli Stati Uniti: la pioniera è Concepción Vallarta Marrón, seguita a Verona da Rosa María Baza Vega e Teresita Cortés Aguirre, mentre Alejandra Lugo, Maria del Refugio Parra, Raquel Figueroa, Esperanza Quezada, Leonor Torres e María de la Luz Aguilera, raggiungono il noviziato di Richmond, negli Usa.

Soltanto nel 1971 suor Emma Gazzaniga , al termine del suo mandato di assistente generale, si rende disponibile per aprire la prima comunità di missionarie comboniane in Messico. Ha 62 anni e non conosce una parola di spagnolo, ma era già stata fra le pioniere che nel 1950 avevano avviato la presenza delle comboniane negli Usa.

Incoraggiata da Federica Bettari, allora superiora generale, parte il 2 marzo da Roma. È accolta da suor Concepción Vallarta, detta Conchita, che la ospita nella casa di famiglia.
Per aprire una comunità religiosa serve il permesso della Chiesa, così il comboniano Giorgio Canestrari le accompagna dal delegato apostolico, monsignor Martini, che benedice l’iniziativa.
Ci sono già un centinaio di ragazze interessate alla vita missionaria: Emma e Conchita corrispondono continuativamente con loro e, nei limiti del possibile, vanno anche a incontrarle.

Fra visti e sviste
Nel 1971 la Costituzione messicana non permetteva a religiosi o sacerdoti stranieri di entrare nel Paese come tali: potevano utilizzare soltanto un visto turistico da rinnovare continuamente alla scadenza. Un disagio non indifferente.
L’allora presidente Miguel Alemán pensò di agevolare il personale della Chiesa cattolica concedendo un visto di ingresso per gli insegnanti della missione culturale della Bassa California. Anche suor Emma si attenne a tale procedura e divenne consigliera della Città dei bambini di quella regione.
Problemi di visto non mancarono neppure in seguito: per aver tardato 24 ore nel presentare la richiesta di rinnovo, suor Emma dovrà lasciare temporaneamente il Paese.
La Costituzione messicana proibiva anche l’abito religioso, e suor Emma si adatta di buon grado anche a quella nuova condizione.

Senza fissa dimora
Sistemate le questioni burocratiche, inizia la non facile ricerca di una casa per la avviare stabilmente una comunità. Dopo mesi di peripezie, Emma e Conchita arrivano a Guadalajara per incontrare alcune giovani e individuano un ambiente adatto. Dall’arcivescovo della città ricevono subito il permesso per avviare una comunità di formazione, ma la casa non è ancora trovata. Le tre religiose vengono alloggiate prima presso la zia di un missionario comboniano e in seguito trovano ospitalità presso le Suore degli anziani abbandonati. Intanto dagli Usa arriva un’altra messicana comboniana: è suor Alejandra Lugo, che aveva completato il percorso formativo a Richmond.

Continua...

Last modified on Martedì, 19 Febbraio 2019 20:29

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Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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