Imbarcate da Genova sulla Giulio Cesare, arriviamo a Rio de Janeiro il 2 dicembre 1962. Con una punta di orgoglio, la sorella che ci accoglie al porto ci dice: «Benvenute nel più grande Paese cattolico del mondo!». Ma allora, penso, noi “missionarie” che cosa siamo venute a fare qui?Lo compresi un po’ alla volta, quando la realtà di quella terra dove tutto era gigantesco cominciò a mostrarsi in tutta la sua cruda verità. Il Brasile poteva essere il più grande Paese cattolico del mondo, ma era ben lontano dal potersi dire cristiano. Ed era un Paese che ospitava un popolo profondamente umano, che sapeva accogliere e chiedeva in c... leggi tutto
Agli inizi dell’invasione portoghese, gli indigeni Aimorés cercano rifugio sulle montagne vicino alla foce del fiume Cricaré. Soltanto nel 1870 i primi coloni “bianchi” raggiungono quella zona nel Nord dello Stato dello Espírito Santo, e nel 1880, spinti dalla siccità, altri ne arrivano. Nel 1890, immigrati italiani originari del Veneto si stabiliscono nella valle del fiume, allora ribattezzato São Mateus, e pieni di nostalgia per la loro terra chiamano quel luogo Nova Venécia. Nel 1955, su una nave partita da Genova, approdano nella zona anche le prime missionarie comboniane: rispondono alla richiesta di papa Pio XII, preoccupato ... leggi tutto
I primi umani a insediarsi in queste terre sconfinate sarebbero arrivati circa tredici millenni prima dell’era cristiana dall’Asia attraverso lo stretto di Bering. Nel Cinquecento, all’arrivo dei portoghesi, la terra che loro chiamano Santa Cruz è già abitata da una molteplicità di etnie, fra cui Tupis, Guaraní, Tamoios, Caiapós… Circa 6 milioni di persone, progressivamente sterminate o ridotte in schiavitù dall’alleanza fra monarchia e Chiesa. Per sopravvivere fuggono nella densa foresta equatoriale; chi rimane a contatto dei portoghesi viene forzatamente assimilato: nomi, lingua e rituali indigeni sono severamente vie... leggi tutto
Tutto è iniziato con un invito ad Aden, 1950. Tre anni dopo, un altro invito: per il Bahrein. Entrambi erano protettorati britannici, divenuti indipendenti rispettivamente nel 1963 e nel 1971.Nel 1968 siamo state chiamate a Dubai, e nel 2002 a Fujayrah.Scuole confessionali, apertamente cristiane, in un mondo assolutamente musulmano sono di per sé un indice del livello di tolleranza, seppur non di spassionata accettazione delle stesse, di questi Paesi. La nostra presenza è stata apprezzata per la qualità dell’insegnamento, comprovata da ottimi risultati a livello internazionale. Tanti ministri del governo di Aden, Bahrein e Dubai sono stati nostri alunni. Va... leggi tutto
Nel novembre 1919, in un periodo coloniale appena emerso dalla prima, devastante guerra mondiale, papa Benedetto XV presenta la lettera enciclica Maximum illud, volta a riorganizzare l’esperienza missionaria. Nel linguaggio del tempo, il documento evidenzia elementi di novità. Nella storia della missione, per esempio, sottolinea il contributo di persone come Bartolomé de Las Casas, che si erano schierate a favore delle popolazioni locali contro il massacro perpetrato dalle potenze coloniali. Quando in Europa iniziava a germogliare il protagonismo delle donne, il Papa ne ribadisce l’importanza per conferire alla missione un volto diverso.Il documento denuncia anche i... leggi tutto
Il sogno di Daniele Comboni, “Salvare l’Africa con l’Africa”, si vive anche nel continente americano: da Esmeraldas a Carpuela, nel cuore della Valle del Chota, la popolazione deportata dall’Africa ha vissuto secoli di schiavitù e le missionarie comboniane hanno avuto la fortuna di condividerne un tratto di storia.Dal 1959, sulla costa ecuadoriana sono spuntate varie comunità di comboniane: dopo Esmeraldas, San Lorenzo e Limones nel 1963, Las Palmas nel 1965 e Muisne nel 1966. Santa María de los Cayapas nasce nel 1975 lungo il fiume omonimo; Rocafuerte nel 1976, e nel 1979 El Carmen, nella provincia di Manabí. Dalla Costa alla Sierra... leggi tutto
Le prime comboniane approdano a Nova Venécia, in Brasile, nel 1955. Dopo quattro anni, altre raggiungono l’Ecuador su invito dei missionari comboniani, incaricati dal Papa della Prefettura di Esmeraldas alla fine del 1954. La popolazione è in prevalenza afrodiscendente e padre Angelo Barbisotti ne diviene l’amministratore apostolico. Tre anni di contatto con la gente e la dura realtà della sua vita rivela urgente la presenza missionaria femminile. Un vescovo tenaceNel settembre 1958 Angelo Barbisotti, nel frattempo diventato vescovo, arriva a Verona in Via Santa Maria in Organo: incontra madre Teresa Costalunga, appena eletta superiora generale delle comboni... leggi tutto
«Non si possono cancellare le tracce di coloro che hanno osato coltivare il bene», ha detto monsignor Claudio Cipolla, vescovo di Padova, alla presenza del sindaco, Roberto Rigoni Stern, del parroco, don Roberto Bonomo, e di tanti congiunti della famiglia Paganin. Una cerimonia semplice, partecipata e... coltivata da anni. Francesco Manzoni, ingegnere informatico e marito di Rosita Paganin, ha recuperato le tracce delle due missionarie: il trisavolo di Rosita e il nonno di Giovanna e Vittoria erano fratelli.Con dedizione e pazienza, ha raccolto corrispondenze che emergevano occasionalmente in famiglia; poi ha preso contatto con le due congregazioni religiose per raccogliere altr... leggi tutto
In questo periodo ho avuto la possibilità di visitare la prefettura apostolica di Robe. Situata a 2.700 metri d’altezza in una zona remota nel sud dell’Etiopia, si estende su un altipiano che confina con la Somalia e il Kenya. Sono stato accompagnato dallo stesso prefetto apostolico, padre Angelo Antolini, un cappuccino originario delle Marche. È in Etiopia da più di trent’anni. Questa piccolissima esperienza di Chiesa cattolica è una presenza che diremmo insignificante, secondo i nostri parametri efficientisti, eppure brilla di una luce capace di rischiarare il cammino del popolo Oromo e di dare un piccolo, ma significativo, contributo ai percor... leggi tutto
Sono arrivata a Wau nel 1955: avevo 26 anni. Fino a Khartoum ho viaggiato con l’aereo di linea inglese, poi con un piccolo aereo a elica. A Wau siamo atterrati su un prato d’erba. Sono stata la prima comboniana a viaggiare in aereo, perché all’ospedale era urgente sostituire il personale inglese che stava lasciando il Sudan. Noi suore eravamo tre: due infermiere, Albertina Modenese e io, e un’ostetrica, Emanuella Castagna. Tre volte al giorno, con il casco in testa, si andava e tornava in bicicletta coprendo una distanza di circa due chilometri. A quel tempo i reparti comprendevano: maternità, chirurgia, medicina, pediatria. Un reparto era riservato ai ... leggi tutto
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CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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