Giovedì, 29 Agosto 2019 08:02

Sistemi dis-connessi

Sfogliavo le pagine di un testo recentemente pubblicato in lingua italiana dall’editrice Altreconomia: La guida eretica alla finanza globale. L’originale, in inglese, risale al 2013, quando le ferite inferte dalla crisi finanziaria erano ancora sanguinanti e le conseguenze devastanti della speculazione avevano causato tanta disperazione; anche suicidi. Il testo rivela una disconnessione mortifera fra economia e finanza: far soldi con i soldi, senza alcuna attenzione ai beni e ai servizi che sostengono l’umana esistenza, e che sarebbero l’anima dell’economia.

Eppure il denaro, come afferma l’autore Brett Scott, giornalista di origine sudafricana attento al cambiamento climatico e all’antropologia, non ha vita propria: «La finanza, ai suoi livelli più profondi, ha poco a che fare con i numeri e molto a che fare con l’energia delle persone, le affermazioni su quell’energia e, inevitabilmente, le relazioni umane… “Ti devo beni e servizi”. È questo il nostro denaro. Esso astrae una singola relazione di fiducia in una relazione di fiducia generalizzata…». Originato da processi di scambio reciproco (“ti devo” – “mi devi”) e dilatato in relazioni sociali più ampie, il denaro è diventato un’astrazione che reclama valore in sé. La Banca del tempo può agevolare il recupero della dimensione relazionale e di fiducia che anima l’economia, ma non basta.

Un cambiamento profondo è possibile. Brett Scott, standoci dentro alcuni anni come broker di derivati per imparare a conoscerla, rivela che la finanza dei future, del flash trading, e di altre creazioni cervellotiche che mungono profitti immediati, non è un monolite. È orientata da algoritmi e formule matematiche, ma è anzitutto fatta da persone, ognuna con la propria storia.

Perciò è urgente incontrarsi, nella “biodiversità” delle reciproche differenze, per recuperare la dimensione relazionale dell’economia. Ce ne offre occasione l’ascolto di altre prospettive: quelle, per esempio, dei popoli della Panamazzonia, che sono cresciuti senza respirare capitalismo. Dal 6 al 27 ottobre 2019 l’evento “Amazzonia: nuovi cammini per la Chiesa e per un’ecologia integrale” convocato dalla Chiesa cattolica in Vaticano, ci permette di connetterci ai loro stili di vita, improntati al “buon vivere”. Il dossier, dedicato all’economia, riserva a loro ampio spazio: rivela la realtà del “limite” e l’ostinata ricerca di equilibrio e interdipendenza tra esseri umani e natura. Il “buon vivere” non li disgiunge, perché si tratta di “un unico sistema vivente”.
E le donne lo insegnano.

Il patrimonio ancestrale che cura il bene della “casa comune” lo troviamo anche in Italia, nella pratica millenaria degli “usi civici”. Alcuni esempi virtuosi di “economia comunitaria” non mancano neppure nei nostri territori: a noi e a voi scoprirli e sostenerli. Il ventaglio è ampio, e confrontarsi con una molteplicità di esperienze aiuta a uscire dalla gabbia dei preconcetti. Per questo tutte le pagine del presente numero, dal “Primo piano” dedicato alla missione come ricerca di “ecologia integrale”, alle pagine comboniane, che fanno memoria di una lunga presenza nel mondo islamico, sono pervase dall’invito a connettersi con altri e altre, per nutrire progetti di “ecologia-economia integrale”. Progetti “politici” di corresponsabilità.

Sistemi dis-connessi possono ri-connettersi, anche in economia. E il nostro personale contributo conta!

Last modified on Giovedì, 29 Agosto 2019 08:50

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