Un’occasione unica... e persaAlla vigilia dell’approvazione del decreto legge 34/2020 da parte del Consiglio dei Ministri, come Centro studi immigrazione (Cestim) abbiamo affermato che, per l’unicità della situazione sanitaria, la regolarizzazione avrebbe dovuto essere estesa a tutti, nessuno escluso, per motivi di salute pubblica, con possibilità di conversione del permesso di soggiorno, a fronte di un comprovato contratto lavorativo, in permesso per motivi di lavoro.La pandemia costituisce una situazione pressoché irripetibile: l’intera popolazione deve beneficiare della possibilità di controllare il covid-19 in tutte le persone che vivon... leggi tutto
Qual è la specificità della proposta Asgi?La nostra proposta era molto diversa da quella emanata dal governo, in quanto si proponeva di rilasciare un permesso di soggiorno non necessariamente collegato a un contratto di lavoro ma per “ricerca lavoro”. In questo modo ritenevamo, e riteniamo tuttora, di spezzare il vincolo soggiorno/lavoro che ha prodotto molti problemi, perché spesso per ottenere un lavoro le persone straniere si assoggettano a condizioni non sempre conformi alle leggi, hanno maggiori difficoltà a partecipare ad attività sindacali (per paura di perdere il lavoro), ecc. La proposta mirava a dare dignità alle persone stranie... leggi tutto
Mancano braccia: il rischio per gli agricoltori è perdere interi raccolti e per la popolazione pagare molto care frutta e verdura. A fine marzo, Codacons rilevava certi prezzi al dettaglio più che raddoppiati.La carenza di manodopera migrante viene parzialmente compensata dall’introduzione del “voucher semplificato” per decine di migliaia di persone, tra cui studenti universitari, pensionati e cassaintegrati, che si sono registrate sulle piattaforme online di Coldiretti, Confagricoltura e Cia per far incontrare domanda e offerta di lavoro. Ma il lavoro esperto dei braccianti stranieri rimane indispensabile: alla riapertura delle frontiere, Coldiretti ne fa arr... leggi tutto
L’America Latina è in ginocchio: il coronavirus trova facile preda nella maggioranza della popolazione indigente ammassata nelle favelas, dove rispettare il distanziamento fisico rimane un sogno irrealizzabile. Le precarie condizioni igienico-sanitarie prevalenti nelle periferie urbane più povere e nelle zone rurali più isolate già insidiano la salute in assenza di covid-19, figuriamoci in tempo di pandemia. Senza considerare che alla crisi sanitaria si aggiunge quella socio-economica innescata dall’interruzione delle tante attività informali che assicurano a molti e molte il pane quotidiano. Il collasso di GuayaquilIn Ecuador il primo caso acc... leggi tutto
Nell’Africa occidentale la pandemia ha raggiunto 14 dei 15 Paesi Ecowas: Benin, Burkina Faso, Costa d’Avorio, Gambia, Ghana, Guinea, Guinea-Bissau, Liberia, Mali, Niger, Nigeria, Senegal, Sierra Leone e Togo. Su una popolazione totale di poco superiore a 400 milioni, di cui oltre 200 in Nigeria, il 18 giugno la regione contava 53.812 casi ufficialmente accertati, di cui 1.009 decessi e 28.543 guarigioni. Gestione sanitaria accortaFacendo tesoro delle raccomandazioni dell’Oms e dell’esperienza di altri Paesi divenuti epicentro della pandemia, l’Africa occidentale è in generale riuscita a gestire abbastanza bene la crisi sanitaria.Le misure di chiusura e i... leggi tutto
Il 10 aprile, Hannah Beech, con il titolo del suo articolo pubblicato sul New York Times, non usa mezze misure: “Il coronavirus si alimenta di un mondo di migranti”. E il sommario è ancor più esplicito: «I lavoratori migranti non sono soltanto vittime di covid-19, ma anche propagatori». La lista di esempi è lunga: il lockdown imposto per arginare il contagio ha lasciato molti di loro senza lavoro, improvvisamente. Che fare? Meglio tornare a casa, come ha fatto Ko Zaw Win Tun, un giovane del Myanmar che lavorava in Thailandia. Raggiunto il suo villaggio dopo un rocambolesco viaggio su mezzi affollatissimi, presenta i primi sintomi della malattia.H... leggi tutto
Queste pagine si soffermano sulle migrazioni per lavoro, soprattutto quello ritenuto “poco qualificato”. In varie parti del mondo, inclusa l’Europa, atteggiamenti xenofobi si sono alternati al riconoscimento del contributo essenziale dell’immigrazione a tanti settori della società e della sua economia. Anche in Italia. ... leggi tutto

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

FACEBOOK POST

YOU TUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.