Donne e Bibbia: smascherare gli stereotipi Marinella Perroni Piero Baraldo
Martedì, 31 Gennaio 2017 15:07

Donne e Bibbia: smascherare gli stereotipi

Quando si comincia un discorso teologico, ma anche se si vuole fare una classificazione degli studi teologici, si parte sempre dalla Bibbia, magari senza sapere tanto bene “perché” né, tanto meno, “in che modo” la Bibbia può o deve essere quello che il Concilio Vaticano II ha auspicato che sia, e cioè «l’anima della teologia».

Il discorso ci porterebbe lontano, ma mi sembra opportuno almeno segnalare che il lavoro teologico, per quanto si specializzi in ambiti disciplinari che richiedono criteri e procedure di indagine del tutto propri, resta comunque un discorso sistemico e bisognerebbe perciò tenere sempre in conto anche la sua articolazione complessiva.

Prendere le mosse dalla Bibbia ha un senso, allora, non perché da lì vengano tutte le soluzioni a tutti i problemi, né per un semplice ritorno al passato, ma perché uno dei percorsi teologici irrinunciabili sta nella considerazione delle situazioni presenti alla luce delle origini: il momento fondativo della storia della fede nel Dio di Abramo e nel Dio di Gesù non può che avere valore privilegiato in vista di una riflessione di carattere ermeneutico.

Un cammino lungo dieci anni

Ormai dieci anni fa, all’inizio della vita del Coordinamento Teologhe Italiane (Cti), ci siamo poste la domanda se, in quanto studiose di diverse discipline, potevamo riconoscere che l’accesso delle donne allo studio e all’insegnamento della teologia comportava qualche mutazione nell’approccio, nell’impianto e nell’articolazione critica delle diverse questioni che ci trovavamo ad affrontare, ma anche nella ricezione della millenaria tradizione biblica, patristica e teologica che ha sostenuto la nostra Chiesa e le ha suggerito, secolo dopo secolo, le parole per dire la propria fede, accendere la propria speranza, alimentare la propria carità (Non contristate lo Spirito. Prospettive di genere e teologia: qualcosa è cambiato?, Gabrielli, Verona 2007).

Per quanto riguarda l’esegesi biblica, in quella sede abbiamo ricostruito la traiettoria che va dalla nascita dell’esegesi femminista, a opera di un gruppo di suffragiste americane guidate da Elisabeth Cady Stanton, fino al documento della Pontificia Commissione Biblica del 1993 L’interpretazione della Bibbia nella Chiesa, in cui l’esegesi femminista veniva ufficialmente riconosciuta come uno degli approcci, insieme a quelli dei movimenti di liberazione, capaci di assumere punti di vista nuovi corrispondenti a correnti di pensiero contemporaneo.
In realtà, la prospettiva femminista ha dato alla scienza esegetica molto di più di questo, e ne è la riprova il progetto internazionale La Bibbia e le Donne. Collana di Esegesi, Cultura e Storia, che vede impegnate anche le bibliste e le teologhe del Cti.
Si tratta di un’opera enciclopedica in venti volumi, che escono contemporaneamente in italiano, inglese, spagnolo e tedesco e che prende in esame tanto i testi sacri quanto la storia dell’Occidente, per individuare i rapporti (complessi, conflittuali o liberatori) intercorsi tra Bibbia e donne. Per l’edizione italiana i tipi sono della casa editrice Il pozzo di Giacobbe, Trapani.

Corpo a corpo: partire da sé

Due anni fa abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti: nel corso del Festival biblico di Vicenza abbiamo aperto un cantiere che, benché i temi proposti sembrassero per soli addetti ai lavori, ha invece attratto un pubblico abbastanza vasto e che, almeno in parte, è stato rielaborato nella pubblicazione di Corpo a corpo. La Bibbia e le donne (Effatà, Cantalupa 2015).

Si è trattato di rendere conto di quanto la pratica dell’esegesi e, sia pure indirettamente, della predicazione biblica, grazie a nuovi registri ermeneutici, critici e creativi, ha contribuito a far crescere la consapevolezza di quanto la Scrittura ha esercitato ed esercita un influsso potente sulla qualità delle relazioni tra uomini e donne e sugli assetti sociali.
Corpo a corpo: un titolo da cui, credo, dobbiamo prendere di nuovo le mosse. Esso descrive infatti il passato, ma allo stesso tempo ci indica il futuro. Da una parte, infatti, evoca il grande sforzo fatto da alcune donne di assumere in proprio le capacità e le competenze per dedicarsi all’esegesi biblica; dall’altra ci ricorda che non si può né si deve abbandonare il campo e ci impone di continuare a farlo in modo non neutro né anonimo, ma “a partire da noi”, cioè a partire dalla storia delle donne, quella troppo spesso negata. Per le donne, ma anche per le Chiese. ...


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Last modified on Sabato, 18 Febbraio 2017 09:47

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