Mercoledì, 29 Aprile 2020 14:56

Quale salute in un pianeta malato?

Venerdì 27 marzo 2020. Piazza San Pietro è deserta, ma il Papa vi presiede un momento straordinario di preghiera per la pandemia. Dall’inizio dell’anno, il Covid-19 ha tempestato la Cina e la Corea del Sud; poi l’Italia e altri Paesi europei, per propagarsi negli Usa, in Brasile e in tante altre parti del mondo.

Un’ecatombe vissuta senza neppur poter stringer la mano alla persona cara che, senza respiro, sentiva fuggire la vita.

Francesco offre il passo della tempesta sul Lago di Galilea (Mc 4): le onde travolgono la barca e i discepoli di Gesù gridano nell’angoscia «Siamo perduti!».

«La tempesta smaschera la nostra vulnerabilità e lascia scoperte quelle false e superflue sicurezze con cui abbiamo costruito le nostre agende, i nostri progetti, le nostre abitudini e priorità – commenta il Papa –. Avidi di guadagno, ci siamo lasciati assorbire dalle cose e frastornare dalla fretta. Non ci siamo ridestati di fronte a guerre e ingiustizie planetarie, non abbiamo ascoltato il grido dei poveri, e del nostro pianeta gravemente malato. Abbiamo proseguito imperterriti, pensando di rimanere sempre sani in un mondo malato».

Queste pagine sostano sulla pandemia e invitano ad arginarla con scelte di cittadinanza attiva: iniziative di “restauro ambientale” ispirate anzitutto all’enciclica Laudato si’, di cui ricorre il 5° anniversario.

Da anni gli scienziati denunciano gli effetti disastrosi della deforestazione rapace e dell’inquinamento irresponsabile, non soltanto per la conseguente emergenza climatica ma anche per la devastante perdita di biodiversità, segnalata da anni dal Gruppo intergovernativo sul cambiamento climatico, noto con la sigla Ipcc. Un recente rapporto del Wwf, Pandemie, l’effetto boomerang della distruzione degli ecosistemi, ne spiega la correlazione con epidemie divenute sempre più ricorrenti dagli anni Ottanta.

Viviamo in una complessità abitata da milioni di organismi che in miliardi di anni hanno sviluppato equilibri molto delicati di coesistenza. Ogni grave alterazione ambientale impone salti ad alto rischio verso nuovi equilibri. Lo scempio che l’umanità consumista ha causato, soprattutto dalla metà del secolo scorso, presenta il conto: un disastro sanitario, sociale e anche economico. Il Pil non è indice di benessere; già dal 2009 la politica conosce l’indice di Benessere equo e sostenibile (Bes) per valutare i propri interventi. Che lo usi!

Gaël Giraud, gesuita ed economista francese, indica come ripartire: «Prevenire una pandemia non è redditizio a breve termine. Oggi il capitalismo conosce “il prezzo di tutto e il valore di niente”; la vera fonte di valore sono le nostre relazioni umane e quelle con l’ambiente. Sulla scia dell’enciclica Laudato si’ di papa Francesco, vogliamo sperare che questa pandemia sia un’opportunità per indirizzare le nostre vite e le nostre istituzioni verso una felice sobrietà e verso il rispetto per la finitudine del nostro mondo».

Con questo auspicio, il dossier propone iniziative che possono essere recepite a partire dalle nostre case e dalle nostre città per sostenere il desiderio di «sospinger la luce», come invoca Antonietta Potente, o «essere comunità», come sottolinea Serena Noceti.

Non perdiamo l’opportunità di imparare da questa tragedia: non può essere il blocco industriale imposto dal Covid a ridurre l’inquinamento che ci avvelena. Riprendiamo la Laudato si’: si rivolge a chiunque ascolti «il grido della Terra» e si impegni a darvi risposta fattiva.

Insieme: credenti e non credenti. Insieme, oltre ogni barriera ideologica.


E ogni iniziativa, anche la più piccola, insieme a milioni di altre, farà sentire il suo benefico respiro.

Last modified on Venerdì, 01 Maggio 2020 07:40

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