Martedì, 22 Ottobre 2019 19:14

Alanoud AlSharekh: «Aboliamo il delitto d'onore»

Inserita dalla Bbc tra le 100 figure femminili più influenti al mondo, si batte contro questo tipo di femminicidio, ancora ammesso dalle leggi del suo Paese. L'intervista.

Scorrendo la lista delle 100 figure femminili più influenti al mondo stilata dalla Bbc, ci si può imbattere in volti noti, come Greta Thunberg, Alexandria Ocasio-Cortez e Megan Rapinoe, e in altri sicuramente meno conosciuti, come l’ex vittima di tratta sessuale Hollie Daniels, la ‘nostra’ Piera Aiello (in questo per ovvi motivi) e l’attivista per i diritti umani Alanoud AlSharekh. Quest’ultima, che da anni collabora con le istituzioni per favorire la parità di genere in Medio Oriente, è una delle fondatrici della campagna contro il delitto d’onore Abolish 153 ed è stata la prima kuwaitiana a ricevere l'ordine nazionale al merito della Repubblica Francese, per la sue lotte in difesa dei diritti delle donne. Raggiunta da LetteraDonna, non ha nascosto la sua soddisfazione: «Sono orgogliosa di essere la prima donna kuwaitiana inserita in questa lista, a fianco di personalità che sono delle fonti di ispirazione».

È vero che le donne del Kuwait sono le più emancipate di tutto il Medio Oriente?
Sì, sono state le prime ad avere la possibilità di studiare all’estero, già negli Anni 50. Sono poi entrate nel mercato del lavoro nel decennio successivo, dando da allora il loro contributo in ogni settore. I diritti politici sono arrivati un po’ tardi, però le donne del Kuwait si sono sempre fatte sentire, anche prima della scoperta dei giacimenti petroliferi, quando gli uomini facevano soprattutto i pescatori e rimanevano a lungo in mare, e loro dovevano prendersi cura di sé stesse e dei figli.

Stiamo parlando pur sempre di un Paese islamico. Davvero non c’è niente che le donne del Kuwait non possono fare liberamente?
Proprio così. Non abbiamo nemmeno un divario retributivo di genere, di cui soffrono invece le europee. Però ci manca una legge che permetta di trasmettere la nazionalità kuwaitiana ai figli.

In che senso?
Se una donna fa un figlio con uno straniero, il piccolo non riceve automaticamente la nazionalità del Kuwait, che si può ereditare solo dal padre. Solo in 26 Paesi al mondo è così, dobbiamo fare in modo che la legge cambi perché ormai siamo una minoranza.

Mi sta parlando di un Paese in cui le donne godono di ogni diritto. Però esiste ancora il delitto d’onore, contro cui lei stessa si batte.
L’articolo 153 riguardante il delitto d’onore è una legge ‘oscura’ che ci è stata lasciata dal colonialismo. Per abolirlo, siamo riuscite a far approdare un disegno di legge in parlamento, firmato dal 10% dei nostri rappresentanti. Adesso stiamo solo aspettando che venga votato, e approvato.

Dunque, in Kuwait secondo lei esiste o no il problema della violenza sulle donne?
La violenza contro le donne esiste ovunque nel mondo. In Kuwait esiste la ‘violenza disciplinare’, che viene messa in atto da alcuni guardiani maschi che presumono di avere il diritto legale di colpire le parenti che si sono comportate in modo inadeguato. Abbiamo bisogno di una legge contro la violenza domestica e di rifugi dove ospitare le vittime di abusi.

Si sente di dire che il Kuwait è un Paese sicuro per le donne, viaggiatrici comprese?
È un Paese molto ospitale e sicuro per le donne, con le stesse precauzioni che prenderebbero in qualsiasi città europea.

Il Kuwait in Medio Oriente è un modello di riferimento o c’è qualche Paese che il suo dovrebbe cercare di imitare?
Per quanto riguarda libertà di parola, produzione culturale e fermento della società civile, il Kuwait è stato un esempio per molti Paesi del Consiglio di cooperazione degli Stati del Golfo Persico. Oggi dobbiamo recuperare sull'empowerment femminile: alcuni Paesi vicini, come gli Emirati Arabi Uniti, hanno adottato misure per garantire un'equa rappresentanza nelle posizioni di comando, che al momento ci manca.

Last modified on Martedì, 22 Ottobre 2019 19:23

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

FACEBOOK POST

YOU TUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.