Accogliere: una questione etica Barconi arenati a Lampedusa Domenico Guarino
Martedì, 27 Dicembre 2016 19:50

Accogliere: una questione etica

Ci voleva la Pontificia Accademia delle Scienze per raccogliere ottanta sindaci europei in Vaticano sul tema “Europa: i rifugiati sono nostri fratelli e sorelle”.
Dal 9 al 10 dicembre 2016 si sono ascoltati e confrontati. Il documento finale è stato pubblicato dai sindaci italiani come Manifesto per l’accoglienza.

Il Manifesto per l'accoglienza, firmato tra gli altri dal presidente Anci e sindaco di Bari Antonio Decaro, dal presidente del Consiglio nazionale Anci e sindaco di Catania Enzo Bianco, e dai sindaci Giuseppe Sala (Milano), Dario Nardella (Firenze), Luigi de Magistris (Napoli), Giuseppe Falcomatà (Reggio Calabria), Giorgio Gori (Bergamo), Federico Pizzarotti (Parma) e Roberto Pella (Valdengo), merita di essere letto con cura.
Queste pagine presentano il documento nella sua versione integrale.


Europa: i rifugiati sono nostri fratelli e sorelle


MANIFESTO 
DEI SINDACI ITALIANI 
PER L’ACCOGLIENZA

Noi Sindaci italiani affrontiamo il dovere morale e civile di dare accoglienza a coloro che fuggono dalle emergenze umanitarie in memoria dei 24 milioni di italiani emigrati in terra straniera a cavallo tra il XIX e il XX secolo e con il pensiero rivolto ai quasi 5 milioni di cittadini italiani che vivono fuori dal nostro Paese: l’Italia sa cosa significa dover lasciare la propria terra per un futuro incerto.
Nell’operare a favore dell’integrazione, intendiamo contribuire alla costruzione di un’Europa in cui le bambine e i bambini portino con orgoglio la memoria della storia e dei luoghi di origine dei loro nonni e dei loro genitori e, allo stesso tempo, siano fieri di essere cittadini Europei.

Un’Europa moderna e aperta al futuro, libera dalle paure, fondata sulla valorizzazione dei talenti e del merito, solidale nei confronti del mondo che più soffre e garante di libertà e di democrazia.
L’impegno dei Sindaci va in questa direzione, nella consapevolezza che l’azione quotidiana delle istituzioni richiede uno sguardo lungo, rivolto non solo all’oggi ma al domani e al dopodomani.
Nel rispondere alla sfida epocale che la protezione dei richiedenti asilo e le migrazioni ci pongono davanti, riconosciamo nel ruolo dei Sindaci la grande responsabilità di trasformare le parole e gli atti della politica in gesti quotidiani e in scelte amministrative concrete, e di saperle raccontare e condividere con la cittadinanza, diventando così operatori di pace.

Per dare piena concretezza a queste parole, è necessario partire da un assunto: ognuno secondo le proprie possibilità e secondo giustizia.

Ciò significa:

collaborare alla costruzione di corridoi umanitari e programmi di reinsediamento che permettano a chi fugge di raggiungere i nostri territori senza mettere a repentaglio la propria vita e senza arricchire le reti dei trafficanti, partendo dalla consapevolezza che, oggi, il 98% delle persone in fuga da emergenze umanitarie sono accolte fuori dai confini dell’Unione Europea (Turchia, Pakistan, Libano, Iran ed Etiopia sono i primi cinque Paesi per numero di persone accolte);

organizzare l’accoglienza sostenibile attraverso i Comuni e secondo modalità diffuse, per piccoli numeri, proporzionati alla popolazione residente. Sono, questi, fattori che garantiscono sostenibilità, sicurezza e legalità per le comunità che accolgono e per le persone accolte, che permettono ai Sindaci di essere costruttori di ponti e non di muri;

dare massima priorità alla tutela delle persone più vulnerabili, a partire dai minori stranieri non accompagnati e dalle persone vittime di tratta e sfruttamento;

porre il rispetto della legalità a fondamento dell’accoglienza e dell’accesso al lavoro e all’abitazione come elementi condizionanti i percorsi di autonomia: far crescere in Italia una rinnovata etica pubblica nella gestione delle strutture di accoglienza e nella lotta al lavoro nero e alle speculazioni sul mercato abitativo;

dare la massima priorità alla conoscenza della lingua italiana come essenziale strumento di emancipazione e di agevolazione della coesione sociale e quindi, in buona sostanza, di integrazione;

riconoscere che una delle cause di fuga sono i disastri ambientali e quindi, coerentemente, riconoscere un ruolo cruciale alle politiche di risparmio energetico e di ecosostenibilità, a partire dalle città;

garantire in ogni momento alle persone in fuga e accolte nei nostri territori, a titolo volontario e quando la situazione lo renderà possibile, la possibilità di avvalersi di un sostegno alla loro reintegrazione nei Paesi di origine in modo da contribuire al processo di ricostruzione economica e sociale del loro Paese.

Volgendo con decisione lo sguardo verso il futuro, non possiamo non concludere con l’assunzione di un impegno deciso e convinto a favore delle seconde generazioni.
Le persone sono la più grande risorsa di cui ogni Paese dispone.

Abbiamo l’obbligo di fare in modo che le “seconde” e le “terze generazioni” possano contribuire a tutti gli effetti alla crescita e allo sviluppo di quella che sarà, a pieno titolo, la loro patria.

I figli e i nipoti dei migranti di prima generazione possono essere il cemento per la costruzione di una compiuta, consapevole e matura società multiculturale, già presente nei fatti. Oppure, al contrario, diventare il punto di rottura di un equilibrio reso precario dalla convivenza di ragazzi con gli stessi bisogni, sogni e aspettative, ma con diritti e possibilità nettamente diversi. Sono le istituzioni a poter fare la differenza e le istituzioni più vicine a tutti i cittadini, anche ai nuovi cittadini, scelgono di essere punto di riferimento per frenare le marginalità e le discriminazioni.

Last modified on Sabato, 31 Dicembre 2016 16:07

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

YOUTUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.