Lunedì, 03 Agosto 2020 08:35

E non tornate indietro

Perché le Suore missionarie comboniane, nate per “salvare l’Africa con l’Africa”, raggiungono gli Usa? Ce lo racconta chi ha trascorso anni preziosi in quel grande Paese, ancora lacerato da gravi episodi di razzismo. Testimoni dell’amore incondizionato di Dio per ogni essere umano, le comboniane hanno attivamente partecipato alla resistenza civile nonviolenta per porre fine alla segregazione e discriminazione razziale. Queste pagine tratteggiano gli inizi della loro presenza, fino agli anni Settanta

Una cronaca redatta da suor Lucia Paganoni racconta: «Nel 1950 la segregazione razziale era molto accentuata nel Sud degli Stati Uniti, dove era rimasta legale per un secolo anche dopo la guerra civile che aveva abolito la schiavitù. Ma anche negli Stati del Nord le persone di colore erano discriminate nei quartieri, nelle scuole e in certe professioni. La Chiesa cattolica stava facendo un grande sforzo per abolire la segregazione, soprattutto offrendo assistenza alle famiglie più bisognose ed educazione di qualità nelle scuole parrocchiali, dove eccelleva il servizio di religiose che investivano tutte le loro energie a titolo pressoché gratuito.
Nel 1949 due diocesi del Sud del Paese, Richmond e Mobile, avevano chiesto alle Pie Madri della Nigrizia, chiamate Verona Sisters, di lavorare fra gli afroamericani. Durante l’estate del 1950 parte da Verona la prima “spedizione” di otto missionarie. Madre Carla Troenzi le accompagna personalmente fino alla porta di Casa Madre e le benedice: “Siate generose, coraggiose e… non tornate indietro”».

In viaggio
Emma Gazzaniga, con 15 anni di Eritrea, Emmanuella Baldisserotto, 25 anni spesi fra Eritrea ed Etiopia, Clelia Mainetti e Nazzarena Del Dosso, che in Sudan erano state rispettivamente 15 e 10 anni, Cecilia Trezzi, a servizio in un ospedale militare durante la Seconda guerra mondiale, la giovane Bruna Colombo e le neo-professe Lucia Paganoni e Santina Lena Pagani si mettono in viaggio. Transitano da Roma per il visto all’ambasciata americana e una settimana di Giubileo, ma la meta è Napoli, dove s’imbarcano sull’Italia. Con un carico interminabile di bagagli, alloggiano in una cabina economica con quattro letti a castello. Afflitte dal mal di mare per la maggior parte della traversata dell’Atlantico, approdano a New York all’alba del 10 ottobre 1950.

Le prime missioni...
Nel 1951 tre suore iniziano a insegnare nella scuola elementare di Chastang, villaggio isolato dell’Alabama, e quattro sono impegnate a Richmond, capitale della Virginia: alcune nella scuola materna, altre nelle classi di catechismo e nella visita alle famiglie. Lo stesso anno arrivano due nuove suore, assegnate a Chastang per il collegio di ragazzi e ragazze; altre otto arrivano nel 1953: Yolanda Mazzocchi, Anna Scrinzi, Gilda Zanchetta e Giuliana Paladini a Richmond, mentre Gemma Toffanin, Mary Rose Sometti, Gianmaria Bruni e Riccardina Carpanese raggiungono l’Alabama. Così l’anno successivo può iniziare una nuova missione a Mobile. Con l’abolizione delle “leggi Jim Crow”, le comunità in Alabama vengono chiuse, ma anche le nuove, aperte in altre zone del Paese, rimangono principalmente al servizio di comunità afroamericane.

… e vocazioni
La presenza delle comboniane si consolida nel 1955 con l’acquisto della “casa provinciale” a Richmond ed evolve con le trasformazioni del Paese.
Gli anni Sessanta sono pervasi da cambiamenti profondi nella società e nella Chiesa. John Fitzgerald Kennedy, Martin Luther King e Robert Kennedy, paladini dei diritti civili, vengono assassinati. In quel travagliato decennio, le prime comboniane statunitensi si consacrano alla missione e raggiungono l’Africa. Una bella circolarità di vita!

Last modified on Lunedì, 03 Agosto 2020 08:38

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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