Lunedì, 03 Agosto 2020 08:39

«Solo per bianchi»

Confesso che madre Carla Troenzi aveva deluso profondamente le mie aspettative: subito dopo la prima professione ero pronta a partire per l’Africa e lei mi assegna all’Alabama, negli Usa. Si accorge del mio grande disagio e aggiunge: «Non ti preoccupare. Vedrai quanti “moretti” troverai là!». E aveva ragione!

Il 21 novembre 1953 siamo partite dal porto di Napoli. La nave Vulcanica ci ha accolto in una cabina della classe economica e ha navigato serenamente nel Mar Mediterraneo. Una meraviglia! Ma raggiunto l’Oceano Atlantico è stata sballottata per giorni da una violenta tempesta. Più volte abbiamo rischiato il naufragio. Per 8 giorni non ho toccato cibo e quando, il 3 dicembre, siamo arrivate a New York, non mi reggevo in piedi.

Il viaggio verso Chastang è stato lungo. Abbiamo fatto tappa a Richmond prima di raggiungere l’Alabama. La grande scuola di quel villaggio sperduto nella foresta accoglieva già oltre 100 studenti, dalla materna alla dodicesima, ragazzi e ragazze esclusivamente afroamericani, spesso orfani. La popolazione locale non aveva mai visto suore: bianche con l’abito bianco – ci credevano spiriti usciti dal fiume.

In quegli anni la segregazione razziale pervadeva tutto: negozi, uffici, ospedali, scuole e… anche le chiese esibivano cartelli «Solo per bianchi». Ma la discriminazione emarginava anche italiani e polacchi. L’appellativo wop era il dispregiativo per gli italiani: volgari e violenti. Nello Stato di New York le offerte di lavoro precisavano: «Esclusi negri e italiani». Mario Cuomo, governatore di New York dal 1983 al 1994, all’inizio della sua carriera di avvocato non venne assunto in uno studio legale perché si rifiutò di inglesizzare il suo nome.

Ma la popolazione più discriminata era quella dei nativi americani, confinati nelle riserve. Da Chastang ogni settimana li raggiungevo nella missione di Santa Teresina per insegnare a una ventina di studenti, ragazzi e ragazze, dalle classi elementari alle superiori. Ricordo la leader di quel villaggio: una donna anziana con le tipiche trecce lunghe.

Dopo tre anni di servizio nella scuola di Chastang, sono passata alla comunità di Mobile, aperta nel 1954 per dare assistenza alle persone più bisognose della zona. Lavoravamo nella Caritas diocesana, che aveva un centro di ascolto e provvedeva cibo e vestiario. Poi visitavamo le famiglie, per renderci conto di persona della loro situazione e aiutarle meglio. La povertà dilagava, e anche noi eravamo povere; si tornava in Italia ogni 10 anni. In Alabama ho vissuto 7 anni; dopo un anno nel seminario dei comboniani a Cincinnati, Ohio, sono passata a Richmond, in Virginia. Oltre alle scuole e al servizio pastorale, ci era stata affidata la Maternity Home per ragazze madri afroamericane.

Con l’abolizione delle leggi razziali, molti dei nostri servizi alla popolazione afro non avevano più ragione di esistere. Ho lasciato gli Usa nel 1970: l’integrazione, riconosciuta per legge, era una realtà lontana. Ho vissuto quegli anni come madre, sorella, amica, insegnante, assistente sociale e anche animatrice pastorale. Che gioia!

Last modified on Lunedì, 03 Agosto 2020 08:44

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

YOUTUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.