Mercoledì, 02 Dicembre 2020 18:25

Davvero siamo Missione!

Mi chiamo Benedetta, sono insegnante e faccio parte del gruppo Laici missionari comboniani di Bologna. Dal 22 al 28 agosto ho partecipato al campo che si è svolto in Puglia tra Noci e Gioia del Colle (Bari): un’esperienza pensata per giovani adulti over 35 che si pongono domande e sentono il bisogno di dare risposte concrete. Non accontentandomi di una vacanza tradizionale, ho fortemente desiderato partecipare al campo, nonostante la precarietà della situazione causata dall’emergenza sanitaria, e al ritorno ho portato con me una grande quercia, frutti, mani e l’orizzonte: sono parole legate al creato, ma arricchite di significato per ciò che ho vissuto; ne esprimono la bellezza e la profondità, sia a livello personale che comunitario.

L’amica quercia
La grande quercia è quella del giardino di Casa Hosanna a Noci, sotto cui ci raccoglievamo per gli incontri di formazione, la celebrazione dell’eucarestia e le testimonianze. Come una madre, di giorno ci proteggeva da una luce troppo forte e di sera lasciava filtrare i raggi della luna. Dio vive nel creato dove due o tre si riuniscono nel suo nome per pregare, riflettere e condividere. La quercia era ad ascoltare le nostre domande, a interpellarci e a commuoversi davanti ai nostri desideri di bene e giustizia. Nella nostra confusione, ci esortava a non aver paura delle fragilità.

Radici e fronde
Il primo dei nostri incontri è stato sulla parola di Dio, in cui si radica il dono della nostra vita “in pienezza”. Lì san Daniele Comboni ha trovato la linfa per realizzare il suo splendido sogno di evangelizzazione e liberazione sociale dell’Africa. La grande quercia ha radici profonde ma anche rami rigogliosi che si spingono “al di fuori”: esprimono la nostra necessità di uscir fuori da sé e andare verso altri e altre. «La chiamata è personale; l’invio è comunitario perché chi non vive per servire non serve per vivere», ci ricorda padre Ottavio. Anche noi, come i rami e le foglie, dovremmo portare un po’ di cielo sulla terra nell’incontro tra il Nord e il Sud, l’Oriente e l’Occidente.

Un lavoro fruttuoso
Abbiamo fatto anche esperienza di lavoro e raccolto i frutti della terra, la Pachamama, la madre che continua a offrirci i suoi beni nonostante il reiterarsi delle nostre offese nei suoi confronti. Abbiamo usato le nostre piccole, a volte inesperte mani, per raccogliere i pomodori del campo della cooperativa Il Gelso ritrovato; abbiamo setacciato e selezionato ceci, imparando l’importante arte della pazienza, abbiamo anche preparato la salsa di pomodoro affiancando alcuni ragazzi della cooperativa Siloe di padre Dante Leonardi. Sì, è stato un lavoro fruttuoso grazie a tante mani che non si sono risparmiate: si sono sporcate. Che meraviglia vedere questi intrecci di mani operose, unite nello stesso intento! Nel “Tempo del creato”, vivere a stretto contatto con la terra e gioire dei suoi frutti è un modo per accarezzarla e mostrarle la nostra gratitudine.

Verso nuovi orizzonti
La parola orizzonti abbraccia in toto la mia esperienza del campo. Orizzonte: che sa d’infinito, di superamento del limite, del nostro essere in continuo cammino. Ho ancora in mente l’orizzonte del paesaggio della campagna pugliese, del mare blu e verde smeraldo in un pomeriggio assolato a Bari, ma un orizzonte di senso ampio e stimolante è quello che mi hanno mostrato e donato le testimonianze: profondo insegnamento ad alzare e allungare lo sguardo oltre i miei passi. Dopo un orizzonte cosa c’è?, ci chiedeva padre Ottavio. C’è un nuovo orizzonte. È un invito a ripensare sempre alle proprie scelte di vita, a spostarle sempre più in direzione del prossimo; è ascoltare e continuare a camminare.

Esempi di nuovi orizzonti, nuove visioni che si sono aperte durante il campo, sono la scelta di lasciare la propria terra per vivere alcuni anni in Africa, il mettersi in gioco per realizzare, con tutte le difficoltà e i dubbi, un progetto di agricoltura solidale per coinvolgere persone socialmente svantaggiate; ma anche per aiutare l’infanzia a crescere con una visione eco-sociale. Ancora, la scel-ta di allontanarsi dal successo e da sicurezze economiche per dedicarsi alla preghiera e vivere in povertà, oppure decidere di affittare un camper per prestare assistenza agli immigrati nei ghetti; creare un orto speciale per avvicinare chi è portatore di disabilità e permettergli di lavorare, coltivare e vivere la soddisfazione di raccoglie-re i frutti del proprio lavoro. Infine, l’orizzonte caldo e luminoso che padre Dante Leonardi continua a offrire ai giovani della sua cooperativa: un orizzonte fatto di vita nuova e piena di senso.

La parte più impegnativa, per me, viene ora. Radicarsi in modo profondo nella Parola, ogni giorno; non lasciarsi annebbiare la vista e continuare a volgere lo sguardo verso l’orizzonte e avere mani operose, capaci di servire e creare intrecci per portare frutto.

Last modified on Mercoledì, 02 Dicembre 2020 18:28

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