Lunedì, 30 Luglio 2018 08:42

Mboki: una breve 
parentesi

A Mboki siamo arrivate nel 1969: suor Bianca Lonardi, suor Beniamina Pagani ed io. Scortate da monsignor Ferrara in persona, abbiamo viaggiato in aereo da Milano a Bangui e poi, per tre giorni, arrancando in auto fino alla nostra destinazione, una roulotte vicina all’ospedale che l’Entraide Communautaire, collaborazione ecumenica fra missionari cattolici e protestanti, aveva costruito nel grande campo profughi.

Padre Busnelli, con i finanziamenti pervenuti dai missionari protestanti, aveva costruito una struttura sanitaria di ottimo livello al servizio di tutta la popolazione, senza distinzione fra rifugiati sudanesi e abitanti locali. Del resto erano entrambi di etnia zande.
Ai rifugiati del Sudan era assegnato un vasto territorio fra due fiumi, dove avevano costruito delle capanne e iniziato a coltivare la terra.

Servizio ecumenico
L’ospedale era diretto da un medico missionario protestante degli Usa; io ero responsabile della maternità e suor Beniamina, esperta infermiera e come me reduce dal Congo dopo la rivolta dei Simba, lavorava in sala operatoria e organizzava i reparti dell’ospedale. Suor Bianca, invece, si dedicava alla formazione delle donne e a visitare i villaggi. A Mboki la collaborazione fra le due denominazioni cristiane è stata una bella testimonianza ecumenica. Nel 1971 Entraide Communautaire terminava anche la scuola tecnica e suor Elisa Molteni ci raggiungeva per l’insegnamento.

La tua mano guarisce
Con il personale dell’ospedale e con le persone che venivano a farsi curare si è creata una confidenza meravigliosa. Ci chiamavano “mamma”.
Alla maternità avevo conosciuto tante donne e la nostra dedizione aveva nutrito in loro una fiducia incredibile nei nostri confronti. Quando il loro bambino o la loro bambina piangeva, mi chiedevano: «Mamma, metti la tua mano sul suo pancino, perché la tua mano guarisce».

Siamo qui per voi
L’esperienza più drammatica di quel breve periodo è stata l’improvvisa nazionalizzazione dell’ospedale e della scuola da parte del governo. Le varie strutture erano state da poco completate, e anche noi avevamo lasciato la roulotte per abitare una più comoda casetta, quando giunge un annuncio per radio: senza alcun preavviso, l’imperatore Bokassa ha deciso di nazionalizzare tutta l’opera. La paura incombe. I missionari protestanti lasciano immediatamente Mboki con il loro aereo. Noi restiamo sospese nella precarietà: «Che ne sarà di noi?».

Monsignor Ferrara, che ha sempre incoraggiato e sostenuto la nostra presenza, ci ha invitate ad attendere: noi eravamo lì per quel popolo, non per i protestanti. Il personale infermieristico locale ha continuato a lavorare come prima, pagato dal governo anziché da Entraide Communautaire.

Poco dopo anche a noi è pervenuta la richiesta di rimanere a servizio del governo: io ho continuato a dirigere la maternità e suor Beniamina ha assunto la responsabilità degli interventi chirurgici.

Last modified on Lunedì, 30 Luglio 2018 08:50

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