Sud Sudan: smarrito nella guerra La città fantasma di Kajo Keji
Martedì, 11 Aprile 2017 13:48

Sud Sudan: smarrito nella guerra

Dai campi profughi dell’Uganda, sono rientrata brevemente a Kajo Keji, in Sud Sudan, con altre due suore comboniane, due fratelli comboniani e quattro loro operai. Arrivati al confine tra Uganda e Sud Sudan, abbiamo trovato i soldati del governo: volti stanchi. Non c'era luce nei loro occhi, né un sorriso sulle loro labbra. Anche loro soffrono la guerra. È proprio vero che dalla guerra nessuno ci guadagna. In verità, ci guadagnano solo i produttori di armi, che le vendono ai Paesi più poveri, a volte scambiandole con beni preziosi come l’avorio.

Lungo il cammino verso Lomin abbiamo notato molti negozi con le porte di metallo piegate o squarciate. In alcuni negozi parte della merce è ancora lì, ma le porte sono spalancate. Le case sono vuote; interi villaggi sono stati completamente evacuati. Un silenzio di tomba. Mentre guardavo, riflettevo: questa è una guerra strana, non si capisce bene chi è il nemico, chi vince o chi perde. Penso che siano tutti perdenti,! Se solo potessero capire, gli esseri umani, che la guerra non ha vincitori e che nessuna guerra li ha mai avuti…

Persa nelle mie riflessioni, non mi ero accorta che eravamo arrivati alla nostra casa. Sono scesa dall’auto per aprire il cancello e subito un forte odore di cadavere,. Gli avvoltoi tutto attorno disperdevano puzza di morte. Poco dopo abbiamo scoperto la carcassa di una capretta. È morta, forse, di solitudine? ….

Una volta entrate, abbiamo proseguito verso casa nostra e, fortunatamente, l’abbiamo trovata in perfette condizioni: era tutto come lo avevamo lasciato. La casa dei nostri confratelli, invece, era un disastro! Alcune porte erano state forzate e divelte; . In tutte le stanze c’erano oggetti, carte e altre cose sparpagliate dappertutto. Anche la cappellina era nelle stesse condizioni: libri per terra e disordine ovunque. Molte cose sono state distrutte e altre rubate. La chiesa parrocchiale, invece, non è stata toccata.

Quello che ci ha colpito è che in tutto il villaggio non abbiamo visto nessuno, non un solo civile! Regnava un assordante silenzio! Di fronte alla nostra casa c’è un campo dove i ragazzi di solito giocavano a calcio. Adesso vi regnano gli avvoltoi: erano tanti e grandi da fare impressione. Mai, prima, avevamo visto quel campo così! Vi giocavano ragazzi e bambini, mentre ora c’erano solo uccelli rapaci che evocavano morte. Tutto intorno un silenzio che sembra fermare il flusso della vita.

Sono persuasa che quella capretta sia morta di solitudine perché nel nostro cortile c'era erba dappertutto … ma non c'erano altri esseri che potevano stare con lei. Anche un albero si è seccato! La cosa più strana è stata vedere i pozzi senza donne, senza il movimento di gente che si raduna intorno all'acqua, fonte di vita, per raccontarsi i piccoli avvenimenti o i grandi successi della famiglia o del villaggio. I pozzi sono luoghi che connettono la vita delle persone e le fanno sentire famiglia.

Per questo penso che la vita sia davvero una serie di interconnessioni, di sinergie, di frammenti che si influenzano vicendevolmente e si arricchiscono.

La guerra uccide la vita, e nella guerra siamo tutti perdenti, non ci sono vincitori!

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

Leggi Tutto

Instagram

FACEBOOK POST

YOU TUBE

All for Joomla All for Webmasters
Utilizziamo i cookies per facilitare una migliore esperienza sul nostro sito. Se continui la navigazione riteniamo confermato il tuo assenso. Clicca qui per sapere di più sulla policy.