Lunedì, 22 Maggio 2017 06:41

Il dialogo delle donne

Il 21 maggio si celebra in tutto il mondo la Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo. La giornata, istituita nel dicembre 2002 dall’assemblea generale delle Nazioni Unite, ha l’obiettivo di incrementare la consapevolezza dell’importanza tanto del dialogo fra culture differenti, quanto di quello all’interno di una stessa cultura.

Irina Bokova, direttore generale dell’Unesco, ha dichiarato che la diversità culturale stimola la creatività e ha suggerito di investire in questo tipo di creatività come unico strumento per trasformare le società creando un dialogo pacifico tra lingue, culture e religioni diverse, per portare avanti il cambiamento.

Ma se è indubbio che un’intesa tra culture sia necessaria per la pace, la stabilità e lo sviluppo globale, è altrettanto doveroso che un dialogo pacifico venga sviluppato all’interno di una stessa cultura. Questo perché solo l’armonia tra tradizione e innovazione consente quella crescita economica, intellettuale, morale e spirituale che è il fine ultimo della celebrazione di questa giornata.

Un dialogo con la tradizione, quindi, che spesso è sinonimo di lotta per i diritti. Come sta accadendo in Iran e negli altri Paesi di religione islamica dove, secondo PopulationPyramid, le donne cominciano ad avere un certo peso, soprattutto nelle fasce di età tra i 25 e i 39 anni, dove sono più numerose degli uomini.

Giovani generazioni che sentono sempre più la necessità di vedersi considerate dalla società, nella politica, nella religione. Le donne sono dunque sempre più protagoniste e sempre più desiderose di contare, ma devono battersi contro un’impostazione sociale e religiosa che le vorrebbe relegare sempre all’angolo.

Ne parla anche la giornalista Luciana Capretti nel suo nuovo libro, La jihad delle donne, dove racconta il ruolo delle donne nel mondo religioso islamico. Una presenza che, pur minoritaria, non va sottovalutata. Tra le organizzazioni che affiancano le donne in questo tentativo di dialogo con la tradizione c’è una rete capillare di attiviste e religiose, come Muslims for Progressive Values e Sisters in Islam, che in Tunisia, Burundi, Indonesia e altri Paesi, diffondono il valore del dialogo come via per raggiungere giustizia e uguaglianza.

Si pongono domande come: quale Islam vogliamo si diffonda? Quello fondamentalista che distrugge, oppure quello inclusivo ed egualitario?
In alcune parti del mondo la situazione sembra sbloccarsi. Dal 2006 in Marocco esistono le Mourchidat, delle imam-donne diplomate direttamente dal Ministero per gli Affari Islamici. Esse sono a contatto con i fedeli di entrambi i sessi, ma non possono ancora guidare la preghiera. Nello stesso anno in Turchia il Dipartimento per gli Affari Religiosi ha ordinato 200 donne con incarichi subordinati, mentre in Cina, dove vivono circa 23 milioni di musulmani, la comunità Hui (nella provincia centrale di Henan) per secoli ha avuto donne imam, ma oggi, pur essendo un centinaio, guidano la preghiera solo per le credenti.

Poiché ogni percorso è composto da tappe essenziali, in questa Giornata mondiale della diversità culturale per il dialogo e lo sviluppo ci auguriamo che, anche nel reclamare diritti fondamentali come l’uguaglianza e la parità di genere all’interno di una cultura, non venga mai a mancare il dialogo pacifico tra tradizione e progresso.

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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