Mercoledì, 30 Ottobre 2019 22:13

Siamo una cosa sola

L’induismo è una delle religioni più antiche. Tra i suoi valori più alti, dharma, c’è la nonviolenza, ahimsa. Questo è un dato certo: le sacre Scritture lo confermano. Eppure, altrettanto evidente è la difficoltà di vivere appieno questo principio: la tendenza a reagire in modo violento si annida negli anfratti più nascosti dell’animo umano ed è capace di uscire fuori in modi talvolta inimmaginabili

Violenza è ignorare il dolore dell’altro, è mancanza di ascolto, fino ad arrivare alle manifestazioni più eclatanti in cui si priva l’altro della libertà, della dignità, o lo si ferisce mentalmente e fisicamente. Considerare la violenza estinta in una religione o in una comunità sarebbe non solo una pura utopia, ma anche una tremenda ingenuità! La stessa frenesia che domina la società contemporanea è, a detta di molti illuminati, una forma di violenza.
Il Mahatma Gandhi, ritenuto solitamente una delle massime figure della nonviolenza, era solito ripetere: «Nessuno può farmi del male senza il mio permesso», e ancora: «Tu e io non siamo che una cosa sola. Non posso farti del male senza ferirmi».
Questa premessa è utile per fornire una panoramica sul tema specifico della violenza sulle donne all’interno della comunità induista.

Focus sull’Italia
Considerata la vastità dell’argomento, si sceglie di circoscrivere l’analisi alla situazione della comunità induista presente in Italia, costituita da italiani autoctoni e da immigrati naturalizzati italiani provenienti prevalentemente dall’India, dallo Sri Lanka e dalle Mauritius.
Ognuna di queste realtà porta con sé retroterra culturali e sociali differenti, per quanto confluiscano nella comune convivenza in territorio italiano. Ciò non è di secondaria importanza, perché offre spesso notevoli spunti di svolta e di intervento.
L’Unione Induista Italiana (Uii) Sanatana Dharma Samgha è attiva da molti anni per dare supporto e ascolto alle comunità su vari fronti: da quello burocratico a quello legale e spirituale e, non ultimo, quello dell’ascolto delle esigenze e delle problematiche avvertite dalle donne della comunità.

Oltre il silenzio
Negli anni è emerso che accanto a donne molto emancipate che lavorano, imparano la lingua e si inseriscono nel tessuto sociale, ve ne sono molte che si chiudono all’interno della propria casa, vivendo un certo isolamento. Fra loro si registrano casi di violenza domestica, difficile da conoscere proprio per la riservatezza che molte donne mantengono. È spesso ignorata la violenza che, più o meno consciamente, le donne infliggono a sé stesse sottostando a una realtà che lede la loro dignità o libertà di espressione.
Per tale ragione stiamo cercando, come Uii, di creare delle occasioni di incontro anche all’interno del tempio, per affrontare insieme ai gruppi di donne delle tematiche di vario genere: dalla salute alla conoscenza della lingua italiana. È un impegno estremamente delicato, che richiede molto tempo e grande sensibilità per superare una certa diffidenza iniziale: le donne, di solito, non amano parlare delle loro difficoltà e tanto meno degli episodi di violenza di cui sono vittime. Pertanto il lavoro consiste anzitutto nel preparare il terreno affinché le vittime possano coltivare la loro forza.
Uomini e donne dell’Uii cercano di sensibilizzare queste donne fornendo loro prospettive di vita migliori in termini di autonomia. Un aspetto molto importante è la presenza di uomini che si fanno portavoce di rispetto per la donna. Laddove alcune giovani con bambini piccoli siano separate dal marito violento, o in situazioni analoghe, al supporto psicologico e affettivo se ne affianca uno di carattere economico.

Una sfida culturale
Abbiamo organizzato conferenze con associazioni che si occupano di difesa delle donne, invitando donne di spicco e in carriera, o donne che hanno subito violenza ma che ce l’hanno fatta. In tal modo abbiamo offerto dei modelli e incoraggiato a credere che si può cambiare: la donna può decidere di lasciare chi la fa soffrire. Non è facile e per niente scontato, se si considera che a volte sulla donna che si emancipa ricade il giudizio colpevolizzante dell’intera comunità.

Continua...

Last modified on Mercoledì, 30 Ottobre 2019 22:28

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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