Venerdì, 02 Ottobre 2020 14:04

Un viaggio “impressionante”

Sono Giorgia, ho 29 anni, padovana e dottoranda in Scienze forestali. Dopo un’esperienza in America Latina, sono tornata con il bisogno di comprendermi. Sento forte in me quel senso di appartenenza a un’unica umanità, parte di quel creato tanto amato da san Francesco. Così da tre anni seguo il percorso giovani della Famiglia Comboniana, il Gim (Giovani impegno missionario). La spiritualità incontrata mi ha fatto sentire “a casa” e la proposta lanciata da un comboniano, assieme ad altre “dioincidenze”, ha fatto il resto: il 3 agosto 2019 parto con altre 7 persone per il “campo Gim” in Mozambico, devastato pochi mesi prima dai cicloni Idai e Kenneth.

L’inizio
L’aeroporto di Nampula è piccolo, si racchiude in uno sguardo. Siamo ospiti nella casa provinciale delle comboniane: ci corrono incontro le ragazze del lar Elda. Il primo impatto mi lascia una sensazione strana, quasi di inadeguatezza. Come posso interagire con loro? Non so il portoghese e, appena arrivata in una cultura così diversa, non so che atteggiamento avere.

Sono le ragazzine a liberarmi da queste domande molto europee: l’imbarazzo si dissolve tra gli abbracci, le presentazioni e i canti. Grazie a suor Laura e padre Alberto entriamo in contatto con la storia del Paese (la decennale guerra civile terminata nel 1992, l’accaparramento di terra e risorse naturali da parte di multinazionali estere…) e con la città, affollata di persone che non ci negano sorrisi. Camminando per strada, però, avverto il peso degli sguardi per il colore diverso della mia pelle.

Dalla città al villaggio
Per una settimana il gruppo si divide. In quattro andiamo a Chipene, un villaggio nella foresta: lungo la strada, case di terra e paglia, pompe dell’acqua con la gente in fila per riempire i bidoni colorati. Per sette ore guardo incollata al finestrino, come volessi registrare tutto con gli occhi, senza perdere alcun dettaglio. Alberi, arbusti, qualche capra e gallina. Ogni tanto un baobab, imponente ma non sfacciato. Le persone camminano a piedi nudi sulla terra rossa; sulla testa, fagotti colorati di stoffa che trasportano cibo, libri, attrezzi… All’ombra degli alberi le donne pestano la manioca.

Alla missione ci accolgono Paula e Maria, 75 e 80 anni: hanno lo stesso sorriso della gente macua che abita la regione. Il compito affidatoci è tinteggiare due stanze… e accompagnare le comboniane nelle loro attività. Così conosciamo le ragazzine del lar, un convitto che accoglie giovani di ogni età che altrimenti non potrebbero frequentare la scuola: per motivi familiari in città o per la distanza casa-scuola nelle zone rurali. Giochiamo, balliamo e celebriamo con loro. Che energia trasmettono i loro canti! Insieme annaffiamo l’orto, facciamo biscotti e, dato che la scuola è finita, aspettiamo che fratelli e genitori le vengano a prendere. Quando il lar si svuota, ci immergiamo nelle capanne dei villaggi, entrando a piedi nudi nella vita dei Macua. Un nugolo di bambini e bambine ci accompagna ovunque andiamo: ci prendono per mano, sorridono e vogliono giocare con noi. Con gli adulti il confronto è più raro, ma bello per quello che la lingua permette.

Sulla costa
Dopo una settimana trascorsa a Chipene è tempo di ricongiungerci con il resto del gruppo a Memba, sull’Oceano Indiano: quante cose da raccontarsi! Dopo un veloce bagno entriamo in un boschetto di mangrovie affascinanti. Poi raggiungiamo Nacala, una missione con una grande scuola: le comboniane ci raccontano come vivevano a fianco del popolo mozambicano negli anni della guerra civile.

Che donne forti e corag-giose: anch’io vorrei invecchiare così! Poi visitiamo la Ilha de Moçambique, patrimonio dell’Unesco, e Cabeceira, una spiaggia bianchissima con acqua azzurro vivido; si avvicinano a noi anche due delfini. Troppo spesso non gustiamo la bellezza del creato, capace di riempirci il cuore e avvicinarci al Creatore. A Carapira salutiamo i missionari e le missionarie morti in Mozambico. C’è anche la tomba di Luísa, giovane comboniana mozambicana morta in Brasile con Giusy Lupo, italiana.

Continua...

Last modified on Venerdì, 02 Ottobre 2020 14:12

CHI SIAMO

Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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