Martedì, 14 Novembre 2017 20:23

L’infanzia negata

Restano seduti tutto il giorno, fino alle due o alle tre di notte, ai bordi delle strade, con le mani tese verso i passanti per chiedere qualche spicciolo. Non possono avere un pasto caldo, andare a scuola, giocare, lavarsi, sentirsi protetti e sicuri. Sono i bambini provenienti dalla zona di Karamoja, una delle più povere a nord est dell’Uganda, che vengono costretti dagli adulti a domandare l’elemosina nella capitale Kampala.

Per contrastare questa vergognosa piaga sociale, alimentata dalle condizioni di assoluta miseria in cui vivono le famiglie dei piccoli, suor Fernanda Cristinelli, missionaria comboniana, si è impegnata nell’avviamento di un centro diurno per i piccoli dove promuovere programmi di sostegno scolastico e di reinserimento familiare.

Suor Fernanda, in missione per dieci anni in Uganda, altri dieci in Kenya, dopo un breve periodo a Roma è ora di nuovo in Uganda, come coordinatrice dell’ufficio per le donne nella diocesi di Moroto.

“Il ritorno in Uganda mi ha messo di fronte ad un fenomeno che anni fa non avevo mai visto a Kampala”, racconta in una nota pervenuta a Fides. “Bambini dai 3 ai 10 anni e ragazzine dai 12 ai 14 anni, sulle strade, le più trafficate della capitale, che fanno accattonaggio e le donne adulte in particolare che li controllano. I piccoli saltellano verso le macchine nel traffico imprevedibile delle strade di Kampala per chiedere l’elemosina e le ragazzine, con i neonati sulle spalle, fanno la stessa cosa. Altri bambini vengono messi per terra con le mani aperte a chiedere e rimangono lì ore, sotto temperature afose o intemperie. A tutto ciò si aggiunge il fatto che vivono in tende fatiscenti ai margini della città, nel fango quando piove. Hanno una vita che non è dignitosa né per bambini né per gli adulti”, continua la missionaria.

“Con le donne della diocesi abbiamo cercato di creare programmi di sensibilizzazione e di alfabetizzazione, che in Karamoja è meno del 20%. Per questo abbiamo pensato di creare un posto vicino a dove loro vivono, per accompagnarli ad avere una vita veramente degna. Avere un punto di riferimento per loro, dove potrebbero venire, avere una accoglienza, giocare un pochino, dare loro qualcosa da mangiare, parlare con loro e capire meglio, raggrupparli insieme e far sentire che l’infanzia è qualcosa di diverso dallo stare in strada, è l’obiettivo del nostro progetto”, conclude suor Cristinelli.

La diocesi di Moroto conta una popolazione di 520.000 abitanti dei quali 328.000 cattolici, 6720 battezzati, divisi in 11 parrocchie con 14 sacerdoti.

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