Martedì, 17 Ottobre 2017 12:04

Violenza economica, di cui non si parla

L'avvocato Giovanna Fava, Presidente del Forum delle Donne Giuriste, racconta a Vice News la storia di una sua assistita.

«Una giovane donna ha dovuto licenziarsi: il marito non voleva che lavorasse. Era geloso e pensava che il datore di lavoro (della moglie), un uomo giovane, l'avrebbe sicuramente conquistata».

«Il marito era più grande di età e le diceva: “Senza di me non sei nessuno”. È stata costretta a cedere la casa di sua proprietà, ha dovuto vendere i suoi gioielli, ha persino disdetto un'assicurazione per riscuotere il premio accumulato negli anni. Il tutto perché lui non lavorava, e ha impedito anche a lei di farlo. La donna si era convinta di non valere nulla, e quando finalmente è uscita da questa situazione ha dichiarato al giudice: “Se mi guardo indietro, se guardo quella donna, non mi riconosco. Ero completamente soggiogata dal suo volere”».

È questa la violenza economica, un problema purtroppo molto frequente ma spesso ignorato o non riconosciuto. Rimane un fenomeno spesso difficile da individuare e denunciare, anche per le stesse vittime. Rispetto alla violenza fisica o sessuale si manifesta in forme più subdole, radicate in dinamiche di controllo che sono tipiche di una struttura familiare tradizionalmente patriarcale.

«La violenza economica identifica tutta quella serie di atti che tendono a rendere la donna dipendente dall'uomo, o comunque nella condizione di non poter gestire in autonomia dei soldi, o di gestirli secondo un input che viene dato dall'uomo», spiega l'avvocato Marianna Ulivi, Presidente della Casa delle Donne Maltrattate di Milano.

Si parla dunque di violenza economica quando il denaro o il patrimonio vengono usati per limitare la libertà e l'indipendenza della donna. Nonostante sia spesso percepita come un reato minore, la violenza economica gioca un ruolo fondamentale nel mantenimento di relazioni violente. Senza risorse finanziarie, e spesso isolata dal contesto lavorativo e sociale, la donna non può permettersi di denunciare e lasciare il compagno, nonostante gli abusi.

In Italia la violenza domestica è considerata reato secondo la Convenzione di Istanbul contro la violenza nei confronti delle donne, entrata in vigore nel 2014. La Convenzione riconosce espressamente la violenza contro le donne come violazione dei diritti umani, ed è il primo strumento normativo internazionale giuridicamente vincolante sul tema.

All'articolo 3 si legge che per violenza nei confronti delle donne si intende "una violazione dei diritti umani e una forma di discriminazione contro le donne, comprendente tutti gli atti di violenza fondati sul genere che provocano o sono suscettibili di provocare danni o sofferenze di natura fisica, sessuale, psicologica o economica, comprese le minacce di compiere tali atti".

Risulta infatti più immediato comprendere come si possa parlare di violenza per casi criminali, in cui la donna si trova costretta a fare da prestanome, firmare mutui, ipoteche o assegni scoperti, accumulando debiti al posto del compagno e mettendo a rischio la propria credibilità creditizia. Ma rientrano nel quadro della violenza economica anche molti altri esempi di controllo e limitazione, che vengono spesso ignorati.
Si parla quindi di violenza economica anche quando alla donna viene proibito di studiare o lavorare, di avere pieno accesso al proprio stipendio o ai conti comuni. Così la donna si trova a dover elemosinare al compagno i soldi per la spesa settimanale o giornaliera, o si vede negato l'acquisto di medicine e altri beni primari.

Secondo un'indagine Istat stilata nel 2014 e pubblicata lo scorso giugno, la violenza economica risulta in calo dello 0,6 per cento rispetto al 2006.

Nonostante il segnale positivo, però, Marianna Ulivi evidenzia che il tasso di denunce per maltrattamenti familiari è sempre stato molto basso.

«C'è una ragione per cui non ci sono abbastanza denunce: questi procedimenti non sono poi sempre utili per le donne, perché vanno a rilento, perché a volte le donne stesse vengono indagate, gli si chiede perché hanno fatto la denuncia. C'è un ribaltamento dell'attenzione dal reo, cioè chi commette il fatto illecito, a chi lo ha subito, e questo non va bene», spiega l'avvocato.

Contrariamente alla diminuzione dei casi di violenza economica, secondo l'ISTAT sono invece in aumento i casi specifici di partner che impediscono alle donne di gestire i propri soldi o quelli della famiglia, saliti dallo 0,9 all'1,2 per cento negli ultimi cinque anni.

Lo studio nasce dalla volontà di esaminare più da vicino le dinamiche subdole e lesive di una forma di violenza ancora poco riconosciuta e denunciata. Ma anche in seguito all'accesso ai centri antiviolenza, il 78% delle donne rimane legata al compagno. Il dato potrebbe ricollegarsi anche all'alto tasso di disoccupazione delle donne esaminate, il 56 per cento, e alla loro probabile necessità di far fronte ad una mancata indipendenza economica.

In questo senso, la dipendenza delle donne dai loro partner è influenzata anche dalle condizioni lavorative e previdenziali femminili in Italia. Le garanzie nel mondo del lavoro sono state spazzate via, e la precarietà è diventata la regola. Chi ne risente di più? Sono le donne, che accanto al compito di produrre hanno anche quello di riprodurre la specie. 

Un problema importante che spesso impedisce alle donne di riconoscere di aver subito violenza economica, per cui non si rivolgono ai centri antiviolenza, è proprio la mancanza d'informazione. «Si fanno i corsi prematrimoniali per prepararsi a celebrare il matrimonio, e si fanno in generale sui diritti, ma nessuno solitamente parla di economia," afferma Ulivi. "Parlare di soldi non dev'essere un tabù, ma ultimamente è diventato un tabù più del sesso: del sesso se ne parla, dei soldi no. Sembra che i soldi vadano in frizione con l'amore, ed è considerato brutto e venale parlare di soldi quando ci si mette insieme», conclude l'avvocato.

Le donne sanno già fare un'economia domestica eccezionale, sanno amministrare i soldi, sanno come farli fruttare. Devono però imparare a difendere i loro di soldi e i loro beni così come devono imparare a difendere il loro corpo e la loro dignità.

Last modified on Martedì, 17 Ottobre 2017 12:24

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