Fare casa in una zattera Sbarchi a Palermo Domenico Guarino
Venerdì, 23 Dicembre 2016 15:19

Fare casa in una zattera

A Palermo la Zattera è una comunità di famiglie di Laici missionari comboniani. Costituitasi nel 2008, si è subito lasciata interpellare dalla realtà dell’immigrazione, vivendo l’accoglienza come 
un percorso di crescita reciproca, lento e graduale

Un’isola ridente e variopinta, la Sicilia, con una secolare storia di approdi, di conquiste e domini.
Conca accogliente di popoli alla ricerca di terre da abitare.
Terra meticcia, contaminata dall’avvicendarsi di culture differenti, luogo di incubazione di valori, di coesioni artistiche e mutazioni, con storie millenarie di accoglienze e rifiuti.

In questa meravigliosa e contraddittoria terra nasce e si colloca la nostra esperienza di accoglienza. Storie dal mare, un mare da sempre generatore di vita, per la sua bellezza e il suo patrimonio marino, che si è trasformato, negli ultimi anni, in un luogo di morte. Con la sua irruenza e forza, sembra sia diventato complice, non consapevole, dei giochi di dominio e di potere di chi ingegnosamente e scientificamente organizza la morte di tanti uomini, donne, bambine e bambini.

«La fede è una mano che ti fa partorire» scriveva in una sua poesia Alda Merini. La stessa fede di tante giovani donne che rompono le acque per fare strada alla vita nel momento meno indicato, nel luogo forse meno adeguato e nella situazione sicuramente meno favorevole: in un barcone.
Vite che sembrano nascere già in perdita. Acque spezzate, salate, di un mare che può affogarti.
Sei lì e devi spingere con la stessa forza travolgente.
Tu partorisci dove il respiro, l’alito, in gergo locale u ciatu, delle compagne e dei compagni di viaggio diventa il soffio vitale, la ruah creatrice che ti aiuta nella spinta finale ad accompagnare il viaggio di tuo figlio o tua figlia da un luogo accogliente, dove ha sperimentato nove mesi di cittadinanza, con nutrimento, protezione, ad un gelido e squallido barcone. Straniero e straniera, nasce senza protezioni. I suoi diritti di bambino e bambina sono già sommersi negli abissi di una storia che ha dimenticato, nell’oblio di notti profonde, la vita… e la sua prima espulsione!

È questa la storia di Merawith, una giovane eritrea che ha partorito due gemelli, Yeab e Even, in condizioni estreme, durante il viaggio su un barcone. Recentemente è approdata alla Zattera, così come altre storie e vite in transito che trovano una sosta di ristoro in questa nostra esperienza comunitaria di accoglienza.

La Zattera
, comunità laica missionaria comboniana di famiglie, vive l’accoglienza come spazio da condividere in cui è possibile arrivare, fermarsi e poi traghettare verso altre mete.
Luogo dove, in un reciproco sforzo, già a partire dalla lingua, si sperimenta e si vive l’incontro.

In questi anni abbiamo imparato che accogliere è farsi prossimi, vivere rapporti di prossimità e vicinanza, anche quando i prossimi sono donne e bambini tanto diversi da noi. Ci spingono a confrontarci con le loro storie, con la durezza del loro quotidiano, e ci invitano a decentrarci e collocarci in una nuova angolazione, che rende le persone vicine e solidali.
I volti che hanno attraversato in questi anni le nostre vite, con le loro storie, i loro sogni e progetti migratori, hanno gradualmente e lentamente messo in discussione il nostro modello iniziale di accoglienza. Abbiamo imparato a fare casa, costruendo relazioni simmetriche, sperimentando l’amicizia, accogliendo, senza paura della diversità, culture altre. Questo ci ha permesso di accoglierci, di fare spazio a visioni differenti della vita, e sentirci parte di una storia planetaria e collettiva.

L’accoglienza non è solo fatica ma anche opportunità, un percorso di conoscenza reciproca, lento e graduale, dove l’estraneità si diluisce attraverso la conoscenza, lo scambio e il dialogo, dove si sperimenta, nell’itineranza delle persone migranti, la nostra stessa itineranza e transitorietà.
In questi otto anni di vita comunitaria abbiamo potuto sperimentare che vivere dentro un dinamismo di apertura e accoglienza è un’opportunità per la nostra crescita umana e sociale.

In un mondo in cui si innalzano muri di pregiudizi e fili spinati di respingimenti, vivere con le porte aperte è una sfida, ancor più per noi che viviamo il carisma comboniano laicale.

Last modified on Sabato, 31 Dicembre 2016 16:08

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Il Centro di Comunicazione Combonifem è un stato costituito a Verona dalle Suore missionarie comboniane nel 2008.

Attraverso una rivista, un sito web e social media correlati promuove la dignità di ogni persona nel rispetto delle differenze di genere, di cultura e di religione, per far crescere società inclusive attente al bene comune.

Il nome stesso, “Comboni-fem”, esprime il valore della prospettiva femminile nella comunicazione ...

 

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