Asia: Cambio di passo Dal Vietnam alla Corea per lavoro e sviluppo
Giovedì, 06 Luglio 2017 02:57

Asia: Cambio di passo

L’Asia, immenso continente costellato di sotto-continenti, è abitato da oltre metà della popolazione mondiale e costituisce una sorpresa per chi è succube degli stereotipi migratori. Le migrazioni, infatti, avvengono principalmente all'interno dello stesso Paese: la Cina conta 260 milioni di migranti interni. Ma anche parlando di migrazioni internazionali, l’Asia registra il più consistente movimento di popoli

Dal 2000 al 2010 la migrazione internazionale nel continente asiatico ha registrato un aumento annuo di circa 1,7 milioni di persone, ulteriormente aumentato a 1,8 milioni dal 2010 al 2015. Più del doppio dell’Europa, che dal 2010 ha registrato un aumento annuo di migranti pari a 800mila, e dell’America Settentrionale, che nello stesso periodo ha visto un flusso annuo di circa 700mila persone.
In termini percentuali, però, soltanto una minima parte della numerosa popolazione asiatica sceglie di vivere in un altro Paese: la media continentale è pari all’1,7%, contro una media mondiale del 3%. La media, però, non rende giustizia delle marcate differenze regionali. Nelle Filippine, per esempio, la migrazione interessa il 4,4% degli abitanti.

Immigrazione e sviluppo
Le economie rampanti dell’Asia, che meno di altre hanno risentito della crisi mondiale, dal 2010 attraggono sempre più manodopera qualificata, soprattutto da altri Paesi asiatici. Al punto che le economie emergenti competono sempre più con i “Paesi ricchi dell’Ocse” nell’attrarre “cervelli”.

Rotte femminili
E anche di donne si parla. The International migration outlook, pubblicato dall’Ocse nel 2012, offre dettagli inediti sulla migrazione femminile: il 53% delle donne provenienti dai Paesi asiatici, esclusi Giappone e Corea, hanno completato studi universitari. Secondo la panoramica stilata dall’Ocse, i principali Paesi asiatici di emigrazione risultavano Bangladesh, Cina, India e Filippine, e quelli di approdo erano Qatar, Arabia Saudita ed Emirati Arabi Uniti, noti da decenni per non garantire diritti lavorativi. Nel Sud-est asiatico, Singapore e Malaysia sono divenute nuove mete, a fianco dei tradizionali Giappone e Corea del Sud.
Mentre l’immigrazione verso i Paesi arabi del Golfo e la Malaysia origina da richiesta di manodopera prevalentemente maschile, Corea, Singapore e Giappone ricevono soprattutto donne.

E anche la Cina sta diventando un interessante caso di immigrazione “rosa”, perché la politica del figlio unico, distorta dalla selezione di genere, ha generato uno squilibrio fra maschi e femmine, e chi desidera sposarsi non trova moglie!

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Last modified on Giovedì, 06 Luglio 2017 03:10

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