San Ferdinando, un paese ghetto Il Sole "4 Ore
Martedì, 19 Febbraio 2019 19:31

San Ferdinando, un paese ghetto

Si chiamava Moussa Ba. Era Senegalese. Aveva 28 anni.

E’ morto, arso vivo nell’incendio scoppiato la notte del 15 Febbraio nella baraccopoli di San Ferdinando in Calabria. È la terza vittima in un anno in questa zona di braccianti.

Il “ghetto” di San Ferdinando non è degno di un paese civile, non è degno delle persone che sono costrette ad abitarlo!
La Conferenza Instituti Missionari Italiani (CIMI) esprime cordoglio ai famigliari della vittima, chiede che prontamente sia fatta luce sulle circostanze che hanno portato al rogo e alla morte di Moussa Ba.

Moussa Ba e tanti altri sono oggi i nuovi schiavi invisibili nelle campagne insieme ai contadini e come loro vengono affamati, schiacciati e ghettizzati dalla logica del profitto e dal controllo delle mafie.

Tra le autorità c’è chi in queste ora sta paventando lo sgombero di San Ferdinando. Crediamo che la soluzione non sia quella dell’invisibilizzazione del problema ma quella di trovare soluzioni e misure che favoriscano l’accoglienza diffusa e la integrazione dei lavoratori.

Il prefetto di Reggio Calabria Michele Di Bari ha convocato una riunione all’alba, disponendo il trasferimento dei migranti rimasti senza riparo in una nuova tendopoli. E ha «richiamato l’importanza di attuare politiche attive di integrazione e inclusione nel tessuto socio economico della Piana di Gioia Tauro attraverso forme di accoglienza diffusa, anche ai sensi dell’art. 40 del Testo unico sull’immigrazione, così come convenuto nelle riunioni che si sono susseguite in Prefettura». Dunque, non più sistemazioni provvisorie.

Alcuni sindaci (quello di Polistena, Michele Tripodi, e di Cinquefrondi, Michele Conia), associazioni (Rete dei comuni solidali, Emergency, Libera, Medici per i diritti umani) e liberi cittadini, sono passati ai fatti costituendo un comitato per il riutilizzo delle case vuote nella Piana di Gioia Tauro. In prima fila Mimmo Lucano, sindaco sospeso di Riace, il borgo dell’accoglienza, e il missionario comboniano padre Alex Zanotelli. Dalla stessa parte anche la Regione che ha messo a disposizione fondi di garanzia a tutela degli immobili.

Last modified on Martedì, 19 Febbraio 2019 20:06

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